Salvarani e il ciclismo - Salvarani Story

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Salvarani e il ciclismo
UNA MAGLIA, UN'EPOCA
Chi ha detto che il ciclismo, nel suo procedere sempre critico, abita perpetuamente, per destino, sulle soglie della nostalgia, ha detto una verità verificabile anno per anno. Le tradizioni del ciclismo infatti risiedono tutte nel sentimento ed abitano nella mitologia. La fazione, quando esiste, è provvisoria ed una volta svanita, resta il ricordo di quello che è stato con contorni netti legati ad un personaggio, ad un'epoca, a una divisa, al colore d'una maglia. Ma quante sono le maglie che nel ciclismo hanno contrassegnato un'epoca, hanno lasciato un segno? Diciamo poche, molto poche: la maglia rossa di Gerbi, quella verdeoliva di Binda e poi di Bartali, quella biancoceleste di Coppí. Erano maglie dai colori fatidici, fatte apposta — si pensava — per confezionare i campioni.
Si vede che la leva era un'altra. Del resto coloro che, come hanno visto fiorire questa impresa sportiva, recano impresse nel ricordo le testimonianze di quello ch'è stato e che questo opuscolo riassume non credo certo per un orgoglio postumo dei plurivitto-riosi (e qui sarebbe il caso), quanto piuttosto con il pudore educato di chi crede al perdurare della giovinezza ... Qui, la giovinezza ha valore di simbolo anche in quel bel ventagio di fratelli che fanno corona a Gimondi in maglia gialla sul prato del Parco dei Principi in un non dimenticabile pomeriggio di luglio. Era l'anno 1965. Un doloroso vuoto rende quella foto ancora più patetica. Questo piccolo libro di vittorie vuol adempiere anche al rito del ricordo, nel senso più nobile ed affettuoso.
Bruno Raschi
Ora, in questo museo di indumenti e di ricordi, vorrei dire di colorate dinastie, ha chiesto spazio una altra maglia non ancora perfettamente asciutta di sudore: quella color celeste, filettata di rosso e di nero, ch'era sino a ieri della Salvarani. In un'epoca così poco leggiadra come la nostra, la composizione coreografica d'un ricordo, come nel caso, corrisponde a un rito anacronistico. Ma è ben per questo che ne vale la pena. E' il gusto di far rabbia a chi queste cose non le crede ed è costretto ad accettarle. I dieci anni di ciclismo della Salvarani rappresentano una vittoria della perseveranza che non può avere riscontro in nessuna indagine dì mercato. Credo che se avesse dato retta ai suggerimenti del marketing, la Salvarani ciclistica avrebbe smesso prima.
NOVEMBRE 1962 NASCE IL GRUPPO SPORTIVO
Ci si chiede oggi perchè è nata la Salvarani. Un impeto di passione sportiva, un'azzeccata mossa pubblicitaria, un rigurgito di giovanile entusiasmo verso lo sport di sei fratelli che sta­vano costruendo alle porte di Parma un'industria che in pochi anni doveva diventare celebre in Italia e nel mondo. La storia dirà che è successo così. Ottobre 1962: i giornali, quelli sportivi soprattutto, riportano le polemiche d'attualità sul ciclismo. C'è aria di crisi. Si legge che la Ghigi, industria ravennate che aveva legato il suo nome ad una squadra ciclistica, abbandonerà l'attività a fine anno. Si leggono gli « attacchi » che i giornali fanno al direttore sportivo della Ghigi, Luciano Pezzi, ex gregario di Fausto Coppi, vincitore di una tappa nel Tour de France del 1955. Pezzi è accusato di mettere i corridori della sua squadra al ser­vizio degli stranieri che militano sotto la stessa bandiera: gli spagnoli Soler, Suarez e Galdeano. E sono questi a vincere, e sono gli italiani a perdere.
I fratelli Salvarani (Renzo, Emilio, Antonio, Gian­ni, Luigi, Mario) sono sportivi, soprattutto se­guono il ciclismo. Alcuni di loro erano, il 2 set­tembre 1951, a Varese a sostenere il concitta­dino Gianni Ghidini nella corsa che l'azzurro con­cluse con una vittoriosa volata che gli permise di conquistare la maglia iridata dei dilettanti. Sono giornate che non si dimenticano, sono pas­sioni che non possono essere soffocate. Ottobre del 1962, dunque. I giornali riportano lo scioglimento della Ghigi, sottolineano la cre­scente crisi del ciclismo e fanno voti che qual­che nuovo industriale aiuti uno degli sport più popolari d'Italia (ma questo sarà un ritornello che si ripeterà negli anni seguenti). I Salvarani hanno un loro programma pubblicitario e in que­sto programma la « voce » ciclismo non appare.
Ma, che diamine! può pur sempre essere inseri­ta. E' quello che avviene. Cominciano col tasta­re il polso a questi disoccupati. Chiedono di Luciano Pezzi, si fanno fare bozze e preventivi, poi constatano che la squadra può nascere, col loro nome, col loro marchio, con la spinta della loro giovane intraprendenza. Ci vuole un mese di tempo per definirla. Pezzi porta con sè, praticamente, tutta la sua ex squa­dra, con poche eccezioni (Baffi, Bariviera e, na­turalmente, gli stranieri). L'annuncio ufficiale del­la costituzione della Salvarani ciclistica viene da­to il 26 novembre del 1962. La squadra che sarà pronta per la prossima stagione può già contare su questi campioni: il vincitore di un Giro d'Ita­lia, Arnaldo Pambianco; un ex campione d'Ita­lia: Diego Ronchini e un ex campione olimpioni­co, Livio Trapè.
1963 IN SARDEGNA LE PRIME INDIMENTICABILI VITTORIE
Babini (in linea) e Pambianco (a tappe) si sono imposti nelle corse sull'Isola – Ronchini per dieci giorni maglia rosa del Giro d'Italia
Luciano Pezzi fa svolgere la preparazione collegiale della sua nuova squadra ad Alassio. Ha con sè 12 corridori: Assirelli, Babini, Giusti, Magnani, Minieri, Piancastelli, Pambianco, Ronchini, Sarti, Tedaldi, Trapè, Zanchi. Presto arriverà il tredicesimo: Tonoli. Vi 'sono molti romagnoli ma proprio per questo l'affiatamento è garantito. La Salvarani ha il suo battesimo a Milano, il 14 febbraio del 1963. Alla « Terrazza Martini » la squadra viene presentata alle autorità sportive ed alla stampa: è accolta con simpatia e con la stima che, l'accompagnerà sino ai giorni nostri. C'è smania per le prime corse, i primi traguardi sono sempre i più appetitosi. La Salvarani, ultima arrivata, è la prima a conquistare alcuni dei più ricercati successi della stagione. Va in Sardegna con una squadra composta da: Pambianco, Ronchini, Trapè, Babini, Giusti e Tedaldi. Alla seconda tappa Pambianco balza al comando della classifica: la conclusione della corsa (1° marzo) lo vedrà ancora in testa. A Sassari, ultimo giorno, vince Adorni ma al fianco del parmense salgono sul podio con la maglia bianco-rosso-blu, il leader della squadra di Baganzola e con lui, esultanti, patron Renzo e papà Gino che hanno vissuto, col cuore in gola, le stupende giornate del Giro sardo. Ma non è finita. La Salvarani si schiera al via anche della Sassari-Cagliari, due giorni dopo e vince in volata Battista Babini, un altro poulain di Pezzi. Tornano dalla Sardegna trionfatori: l'inizio è di quelli che bastano a fare quadrare il bilancio della stagione.In effetti sino al Giro d'Italia i corridori in maglia bianca non brilleranno molto. Alcuni sono in ritardo con la preparazione, altri non hanno fortuna.
Nel frattempo si tentano le prime avventure all'estero. Pezzi porta i suoi ragazzi al Week-end delle Arderne (Liegi-Bastogne-Liegi e Freccia Vallona) e alla “ 4 giorni di Dunkerque”, ma senza ottenere risultati degni di rilievo.Dal collegiale di Parma (3O aprile) nasce la prima squadra Salvarani per il Giro d'Italia. Indisposto Trapè la scelta cade su questi dieci corridori: Pambianco, Ronchini, Assirelli, Babini, Giusti, Magnani, Minieri, Piancastelli, Sarti e Zanchi che alla partenza da Napoli difenderanno i colori della prima squadra ciclistica professionistica parmense. L'inizio del Giro è travagliato per la duplice investitura della maglia tricolore (Fontana e Mealli). I belgi, temendo squalifiche, si ritirano in blocco; la San Pellegrino abbandona e veste i suoi corridori di una corsara maglia nera. Adorni illumina subito la corsa con una delle sue più grandi imprese: vince a Potenza ma il parmense, quell'anno, indossa la maglia della Cynar. Alle sue spalle, però, ben presto si fa luce Ronchini che a Viterbo (successo di Bariviera) conquista la maglia rosa, la prima per la Salvarani. Il Giro sale e arriva a Salsomaggiore a pochi chilometri dagli stabilimenti di Baganzola. Pezzi manovra i suoi per vincere il traguardo tanto ambito dai suoi titolari ma Durante, un velocista in perfetta forma, non si lascia sfuggire la preziosa occasione: alla Salvarani resta sempre la soddisfazione di avere Ronchini in testa alla classifica. Il romagnolo viene scalzato quando il Giro, valicando il confine, arriva in Svizzera, a Leukerbad: le insegne del primato passano a Balmamion. Ma i colpi di scena non sono ancora finiti. Si scende a Treviso ad una media elevata (155 chilometri a 44,211 all'ora) e Franco Magnani, un modesto ma generoso gregario della squadra, con un allungo finale, precede sul traguardo della città veneta Bruni, Bailetti, Pifferi, Fornoni. il giorno dopo c'è la tappa a cronometro: è una letto in famiglia fra Baldini e Adorni. La spunta il parmense al termine di una fantastica galoppata e Ronchini (terzo al traguardo!) riconquista per due secondi la maglia rosa.E' il momento della Salvarani. IL giorno dopo, tappa a Gorizia: Battista Babini, il vincitore della Sassari-Cagliari, nulla può contro il fulminante sprint di Bariviera: è secondo.
Rivincita della Salvarani il giorno dopo con Pambianco il quale ritrova una delle sue più grandi giornate giungendo solo sulla vetta del Nevegal davanti a Zilioli (staccato di 25") e Balmamion. Adorni toglie nuovamente a Ronchini la maglia rosa. La corsa sembra in mano al parmense della Cynar ma le Dolomiti lo tradiranno. Il Giro è vinto da Balmamion mentre Ronchini è il primo della Salvarani ed occupa il quinto posto; tredicesimo Pambianco.Il bilancio della Salvarani è lusinghiero: Ronchini ha vestito per 10 giornate la maglia rosa; due sono state le tappe vinte, la squadra parmense è stata l'unica a terminare la corsa al completo con tutti i dieci corridori schierati a Napoli. Sulle ali di questo entusiasmo i Salvarani organizzano una riunione in pista allo Stadio « Tardini » di Parma dove da sedici anni il ciclismo non entrava più. Il pubblico locale può cosi ammirare, il 26 giugno in una splendida serata, i campioni del gruppo ciclistico cittadino e alcuni dei più noti corridori italiani (Adorni, Baldini, Taccone, Terruzzi). Si va verso i campionati del mondo, saltando il Tour de France. Dalle prove di qualificazione nessuno dei ragazzi di Pezzi si guadagna una maglia azzurra ma a Renaix (in Belgio) non c'è fortuna per gli italiani: vince una polemica volata il belga Beheyt. Si ritorna in Italia per il finale di stagione che esalta il giovane Italo Zilioli vincitore di quattro classiche consecutive in un mese (Tre Valli Varesine, Giro dell'Appennino, Giro del Veneto e Giro dell'Emilia): la Salvarani ha ormai il fiato corto. Già si parla della prossima stagione, dei nuovi corridori che arrivano, della più intensa attività che sarà svolta. La Salvarani chiude senza altri allori ma per una squadra nata sulle rovine di un'altra non ci si poteva, davvero, attendere di più. Alcuni corridori sono mancati all'attesa ma le soddisfazioni sono state comunque tali da ripagare l'entusiasmo dei sei giovani fratelli, ormai conquistati al ciclismo. Il lancio à stato azzeccato, adesso è tempo di perfezionarlo.

1964 IL BIS IN SARDEGNA E L'IRIDE DI LONGO
Adorni rinverdisce il successo di Pambianco - Prime vittorie all'estero in Belgio e Svizzera - Taccone vince a Parma la tappa del Giro - Debutto al Tour - Adorni secondo a Sallanches nel mondiale - L'addio al ciclismo di Baldini
Al secondo anno di attività la squadra si presenta completamente trasformata. Dei corridori della stagione precedente vengono confermati solamente Assirelli, Babini, Magnani, Minieri, Pambianco e Piancastelli. I grossi colpi della squadra di Baganzola sono il tesseramento del campione parmense Vittorio Adorni, quello dell'ex campione del mondo Ercole Baldini e infine quello del piccolo corridore abruzzese Vito Taccone che nel 1963 era stato capace di un exploit notevole vincendo al Giro d'Italia ben quattro tappe, di cui tre consecutive. Adorni e Baldini vengono dalla Cynar (dove è andato a finire Ronchini) mentre il tesseramento di Taccone nasce sotto una cattiva stella per una lunga polemica che il corridore ha con la sua casa di appartenenza, la Lygie. La squadra che Luciano Pezzi porta a Pietra Ligure per la preparazione collegiale risulta particolarmente forte e numerosa. Essa comprende i seguenti corridori: Assirelli, Babini, Magnani, Minieri, Pambianco, Piancastelli, Adorni, Baldiní, Fantinato, Tedaldi, Franchi, Taccone, Mazzacurati, Poletti, Scandelli e Longo. Con Adorni arrivano al professionismo anche due dilettanti parmensi (Alberto Poletti e più tardi Ottavio Marchesi) mentre una novità assoluta è il tesseramento del campione del ciclocross Renato Longo. Sarà proprio questo corridore, Longo, a dare i primi grandi successi alla Salvarani ciclismo, edizione 1964. Egli, infatti, vin-cerà il campionato italiano (a Cavaria) e il campionato del mondo (in Belgio). La Salvarani, cosi, in quindici giorni, seppure in questa particolare specialità del ciclismo, si è assicurata due maglie tanto prestigiose, le prime di una lunga serie. Alla fine della stagione Longo vincerà altre 24 corse in Italia e all'estero. Comincia l'attività su strada con il Giro della Sardegna. La squadra di Pezzi ottiene una lunga serie di piazzamenti con Mazzacurati (secondo a Napoli), con Adorni (due volte terzo: a Nuoro e a Olbia) e con Taccone (terzo a S. Teresa): alla fine il Giro se lo aggiudica Vittorio Adorni rinverdendo così il successo ottenuto l'anno prima da Arnaldo Pambianco. L'euforia per questa grande affermazione dura poco. Vittorio, in allenamento, cade e si ferisce; per questo non può prendere parte nè alla Milano-Torino, nè alla Milano-Sanremo perdendo, forse, per la sua smagliante condizione di forma, un'occasione buona per aggiudicarsi la “classicissima” di primavera (che andrà a Simpson). Taccone entra in forma alla fine di marzo. Secondo nel circuito di Imola, il popolare Vito coglie la prima vittoria con la maglia della Salvarani a Napoli nel Giro della Campania dove batte in volata Zilioli, Dancelli e Battistini. Pezzi porta i suoi corridori all'estero. Pambianco è primo in Belgio nella Freccia del Brabante mentre Adorni — ritornato alle corse dopo la rovinosa caduta — non riesce a fare centro e coglie ancora piazzamenti di rilievo. E' secondo nella Anversa-Ongrée e terzo, per il secondo anno consecutivo, nella classica Liegi-Bastogne-Liegi. La squadra è impegnata su tutti i fronti. In Svizzera, nel Giro di Romandia, Taccone ha modo di conquistare un successo di tappa a Ovronnaz mentre invece Baldini è solamente terzo nella cronometro.
Si arriva al Giro d'Italia. La Salvarani schiera alla partenza da Bolzano i seguenti corridori: Adorni, Assirelli, Babini, Baldini, Franchi, Magnani, Mazzacurati, Minieri, Taccone e Pambianco.La partenza è entusiasmante. Adorni ripete il colpo riuscitogli a Potenza nel Giro del 1963: questa volta la prima maglia rosa viene assegnata a Riva del Garda, un traguardo che sembra destinato ai velocisti.Vittorio esce allo scoperto, pilotato da Baldini, a due chilometri dal traguardo. Sul largo viale d'arrivo resiste coi denti al ritorno del gruppo e vince a braccia alzate. Veste la maglia rosa che, però, porterà solamente 24 ore. lasciandola (a Brescia) a Dancelli.Il Giro arriva a Parma, portatovi dai fratelli Salvarani, trionfalmente sedici anni dopo la sua ultima apparizione. Gli sportivi quasi non ricordano più la volata con cui il 18 maggio del 1948 sulla pista del Tardini, Maggini si aggiudicò la tappa. Cottur era la maglia rosa.C'è molta attesa al Parco Ducale, dove è posto il traguardo. Il gruppo si presenta compatto. Adorni riesce a portare, sul rettifilo d'arrivo del magnifico parco che fu di Maria Luigia, Vito Taccone in prima fila e l'abruzzese resiste, con uno sprint di grande valore, al ritorno di un velocista di notevoli doti fisiche com'è Bariviera. II giorno dopo, nel Parmense, la prima grande sfida del Giro. L'uomo da battere è il francese Anquetil. La cronometro si corre partendo dagli stabilimenti Salvarani di Baganzola — alle porte della citta — sino a Busseto, su un percorso che favorisce il campionissimo francese. Il pronostico è rispettato: Anquetil è primo ad oltre 48 di media precedendo i due grandi specialisti della Salvarani: secondo Baldini a 1'23", terzo Adorni a 1'48". Anquetil è anche maglia rosa. A Baganzola, nella grande giornata sportiva, ospiti illustri dello sport e fra questi il commissario tecnico della Nazionale di calcio, Edmondo Fabbri. Il giorno dopo il Giro lascia Parma e arriva a Verona. La Salvarani, dirigendosi poi la corsa verso il sud, dà battaglia. Alla partenza da Caserta, Taccone e Adorni sono protagonisti di un tentativo che scuote la carovana, ma verranno ripresi. Adorni dimostra la sua vena e la sua volontà di vittoria aggiudicandosi il giorno dopo la sua seconda tappa, all'arrivo di Castelgandolfo, davanti a Bitossi. Anquetil è sempre maglia rosa. Taccone si ritira a Santa Margherita (dove Adorni è secondo). Arrivano le Alpi. Il temuto tappone della Maddalena, del Vars, dell'Izoard, del Monginevro, del Sestriere non cambia la classifica. A Pinerolo, Adorni (fermato da una foratura) è ancora secondo dopo il solitario Bitossi.II Giro non ha più storia. Anquetil lo conclude senza destare entusiasmi. La Salvarani occupa nella classifica a squadre, il terzo posto. II suo bilancio, grazie soprattutto alle belle prove del campione parmense (quarto in classifica generale) è soddisfacente.Finito il Giro si pensa al Tour. ,La Salvarani prepara la spedizione al Giro di Francia. I corridori vengono convocati per un raduno collegiale nel Parmense, a Cozzano. Taccone fa le bizze e dichiara di non volere andare in Francia ma poi viene convinto dai suoi patrons. La squadra viene, così, definitivamente varata: Adorni, Bal-dini, Babini, Minieri, Pambianco, Fantinato, Franchi, Mazzacurati, Piancastelli, Taccone e Scandelli. Le speranze sono molte.Pezzi può disporre di corridori esperti come sono Baldini, che ha già fatto due Tour (nel 1959, vincendo una tappa, e nel 1962), come Pambianco e Minieri (vittorioso in una tappa del Tour del 1962) e come Adorni che torna in Francia per la seconda volta. Molti, però, i debuttanti. La Salvarani è l'unica squadra italiana che partecipa alla grande corsa a tappe francese e per questo, simbolicamente, è fasciata dalla maglia tricolore.C'è molta attesa, dunque, e la partenza è promettente. Taccone sul traguardo di Amiens è terzo (vince Darrigade). Adorni attacca sui Vosgi. Poi cominciano le prime delusioni. Baldini si ritira nella settima tappa e il giorno dopo, sul Galibier, Vittorio è colto da una paurosa crisi: perde dieci minuti compromettendo la sua classifica e il suo Tour.
Un peccato davvero perchè in seguito Adorni sarà sempre con i migliori e collierà una serie notevolissima di piazzamenti: terzo a Tolosa, sesto a Luchon, sesto a Pau, quinto a Bayonne, quarto a Clermont Ferrand, che lo porteranno ad un lusinghiero risultato finale: decimo.Per strada la Salvarani ha combattuto a lungo per conquistare un successo dl tappa sfiorandolo ripetutamente anche con Minieri (secondo nella Bordeaux-Brive) e con Babini (secondo ad Orleans). Taccone si è ritirato dopo un poco dignitoso pugilato con lo spagnolo Manzaneque che lo ha portato alla ribalta della cronaca nera del Tour. Anquetil conquista anche questa corsa doppiando così il successo ottenuto al Giro d'Italia e uguagliando un'impresa (Giro e Tour vittoriosi nello stesso anno) in passato riuscita solamente a Fausto Coppi.A Parigi si conclude anche il Tour de l’ Avenir riservato ai dilettanti.Felice Gimondi (2° Aimar, 3°Garcia) lo vince: pochi mesi dopo firmerà il contratto che lo legherà alla Salvarani.Si ritorna In Italia e vi sono numerose polemiche per la composizione della Nazionale azzurra che dovrà disputare i campionati mondiali in Francia, Viene alfine varata e comprende Adorni (che aveva vinto una pre-mondiale a Robbiano) e Taccone. La prova iridata si svolge nell'alta Savoia francese, a Sallanches, dove il giorno prima dei professionisti corrono i dilettanti. In questa corsa il migliore azzurro è il parmense Luciano Armani ma la maglia iridata se l'aggiudica un astro nascente del ciclismo mondiale: Eddy Merckx.La prova dei professionisti è entusiasmante: Adorni arriva sul traguardo assieme al velocissimo olandese Janssen e al francese Poulidor. Compie una volata capolavoro che fa trattenere Il fiato agli italiani presenti sulle tribune ma alla fine è preceduto dal più veloce olandese. Sarà secondo ma salirà sul podio ugualmente soddisfatto.Nei giorni seguenti a Parigi si concludono i campionati del mondo su pista. Nella prova dell'inseguimento (1° Bracke, 2° Faggin) c'è l'ultimo acuto di Ercole Baldini che sarà terzo, onorevolmente.Si riprende a correre in Italia. La Salvarani fa passare professionista un altro giovane promettente dilettante parmense: Giampietro Martelli. La squadra è in gara nelle ultime corse dell'anno visibilmente provata per la lunga attività e per la partecipazione dei suoi atleti più rappresentativi a molte delle più dure corse d'Europa. Taccone è sempre indisciplinato ed alla fine i Salvarani decidono di licenziarlo. Il provvedimento viene denunciato alla Lega professionistica ma la pace è fatta dopo che il corridore (protagonista durante la stagione di episodi incresciosi) viene a Parma e chiede scusa per il suo poco corretto comportamento. La Salvarani è amareggiata da questi episodi. Il presidente signor Luigi annuncia che prosegue l'attività solamente per i meriti di Adorni, che in effetti nella stagione è stato di gran lunga il corridore più brillante della squadra. Lo sarà anche nelle ultimissime gare dell'anno: nella « corsa di Coppi » a Castellania arriva terzo mentre nel trofeo Baracchi che corre in coppia con Baldini si classifica secondo (dopo Motta-Fornoni). Sarà questa l'ultima corsa di Ercole Baldini, uno dei più grandi campioni italiani del dopo-guerra che abbandona il ciclismo vestendo la maglia Salvarani. Baldini ha vinto, nel corso della sua prestigiosa carriera, fra l'altro, un Giro d'Italia, un titolo mondiale (a Reims in Francia), due campionati italiani su strada, un titolo olimpico e numerose altre grandi prove.Si pensa già al 1965, la squadra sta nascendo in ottobre mentre Adorni corona il suo sogno d'amore sposando a Stresa la signorina Vitaliana Erbetta.Nonostante le ultime polemiche la Salvarani chiude degnamente (dieci vittorie) anche la sua seconda stagione che l'ha vista impegnata, come nessun altra squadra italiana, sulle strade d'Europa. Nel carnet dell'anno vi sono, dopo tutto. questi grandi risultati: un titolo mondiale (Longo), un secondo posto (Adorni), un terzo (Baldini). Adorni è stato l'uomo di punta della squadra (6 vittorie e 49 piazzamenti).


1965 GIRO E TOUR UN’ ACCOPPIATA FAVOLOSA
Adorni ancora secondo nella Liegi-Bastogne-Liegi - Il corridore parmense trionfa nella corsa rosa con tre pre¬stigiosi successi di tappa - Al Tour de France esplode Gimondi, astro nascente del ciclismo mondiale - La tremenda caduta di Robbiano
Quello che passerà alla storia come uno degli anni più fecondi della Salvarani ciclistica (ed anche dello sport italiano che scoprirà un campione del valore di Felice Gimondi) non nasce sotto i migliori auspici. La squadra che si schiera ai nastri della stagione comprende i riconfermati Adorni, Taccone, Pambianco, Longo (ciclocross), Babini, Minieri, Mazzacurati, Poletti, Fantinato, Martelli e i nuovi Gimondi e Partesotti.Al raduno di Alassio sono dodici i corridori a disposizione di Luciano Pezzi ma nel corso della stagione la Salvarani, per far fronte ad una attività sempre più vasta, ne tessererà altri quattro e cioè: a febbraio Ronchini, che ritorna a vestire la maglia che indossò nel 1963; prima del Giro d'Italia, Vendemmiati; prima del Tour de France gli svizzeri Zoeffel e Blanc. Così, alla fine della stagione, la Salvarani avrà impiegato sedici corridori con il solito Longo che, mantenendo fede alla sua fama di imbattibile specialista del ciclocross, darà alla squadra altri due prestigiosi allori: il titolo italiano vinto a Legnano e il titolo mondiale vinto a Cavaria. Complessivamente i successi di Longo saranno 23.Si diceva che la Salvarani non aveva avuto molta fortuna all'inizio dell'anno. Su strada, infatti, non avevano avuto seguito le vittorie che nelle due stagioni precedenti Pambianco e Adorni avevano saputo conquistare nel Giro della Sardegna. Questa volta la corsa è dominata da Van Looy (che ha vinto cinque tappe su sei) e Adorni si è dovuto accontentare delle briciole: un solo terzo posto di tappa, l'unico piazzamento della Salvarani. Ma Adorni sfodererà, quindici giorni dopo, la sua più grande Milano-Sanremo. In fuga con l'olandese Den Hartog e con l'italiano Balmamion, Vittorio è arrivato ad un soffio dalla grande conquista, ma già come sette mesi prima a Sallanches anche questa volta un olandese (allora era stato Janssen) lo ha preceduto sul traguardo. Balmamion frustra nel finale un tentativo di Adorni e Den Hartog, partito in contropiede all'ultimo chilometro, non ha più trovato resistenza. Il campione della Salvarani è così secondo sul traguardo di una corsa tanto celebre e che per tanti anni ancora farà sospirare gli sportivi italiani.Non Adorni ma Taccone era l'uomo di punta della Salvarani per le prime corse dell'anno e in effetti il vivace corridore abruzzese non si è presentato male alla ribalta della stagione. Questi sono i suoi migliori risultati: terzo a Laigueglia, vincitore della Milano-Torino, secondo nel Giro di Reggio Calabria battuto in volata da Durante. La Salvarani va all'estero e impegna i suoi corridori nelle classiche franco-belghe di primavera. Gimondi, grande protagonista della Freccia Vallona, è battuto in volata da Poggiali, un corridore che il giovane campione della Salvarani, quest'anno debuttante fra i professionisti, si era trascinato sin sulla pista di Liegi.L'amarezza per il mancato successo e per il rinvio di una consacrazione che avverrà solamente pochi mesi dopo, è addolcito dal trionfo che i due corridori hanno dato al ciclismo italiano che dopo dodici anni, , con un suo rappresentante, è riuscito a rivincere una importante corsa in linea all'estero.La Liegi-Bastogne-Liegi dà un'altra grande occasione ad Adorni per vincerla,ma questa corsa che da tre anni lo vede protagonista è ancora una volta stregata
per il biondo corridore parmigiano: sulla pista di Liegi l'italo-belga Preziosi lo precede e Adorni, dopo due terzi posti, deve accontentarsi, in questa occasione, di un ancora più amaro secondo posto.Contemporaneamente in Italia si corre il Giro della Romagna e la Salvarani colleziona un altro secondo posto: a Lugo vince Zandegù davanti al beniamino locale Pambianco.Prima del Giro d'Italia una pattuglia della Salvarani va in Svizzera per rodarsi nel Giro di Romandia. Grossi risultati nella prima giornata per la squadra Italiana: Adorni vince la semitappa Martigny-Montana e Gimondi (terzo nella semitappa a cronometro) balza al comando della classifica. Adorni fa il bis nella quarta tappa (Romont-Friburgo) a cronometro: la vince (quarto Gimondi) e conquista la maglia verde. La classifica finale non smuoverà i due Salvarani dalla loro posizione.Adorni arriva al Giro d'Italia con questo prestigioso successo elvetico e diventa uno dei grandi favoriti della corsa. La Salvarani, alla partenza da San Marino, schiererà questa squadra: Adorni, Taccone, Gimondi, Pambianco, Partesotti, Mazzacurati, Minieri, Vendemmiati, Poletti, Babini. Si comincia con i secondi posti: li ottiene Pambianco una prima volta all'Aquila (1° Carlesi) e poi ad Avellino (1° Dancelli), ma le soddisfa-zioni non tardano. Adorni ripete, nella tappa che si conclude a Potenza, la fantastica galoppata che già fece nella prima tappa del Giro del 1963. Arriva solo al traguardo (secondo Bitossi a 2'48") e veste la maglia rosa. Taccone, quinto. e Gimondi, sesto, completano la giornata trionfale della Salvarani.Ricomincia subito dopo la serie dei secondi posti che in questo Giro sarà particolarmente nutrita per la squadra parmense. Taccone a Maratea vince ma viene squalificato e retrocesso per volata irregolare ai danni di Armani. Ad Agrigento l'abbruzzese è battuto allo sprint da Carlesi. Già da due giorni, arrivando il Giro in Sicilia, Adorni aveva rinunciato alla difesa della maglia rosa che era stata conquistata da Mealli. Per poche tappe, però, perchè prima di lasciare l'isola per il trasferimento del Giro a Milano si disputa da Catania a Taormina una durissima tappa a cronometro che Adorni vince riconquistando il primato in classifica. Gimondi è già secondo alle spalle del capitano rivelando così le sue notevoli qualità.Il Giro riparte dal nord con Adorni maglia rosa. La squadra corre per alcuni giorni in difesa e colleziona altri secondi posti: Taccone a Diano Marina (1° Mealli), Adorni a Saas Fee in Svizzera (1° Zilioli). La corsa vive la sua giornata più epica ed esaltante il 3 giugno nella tappa Saas Fee-Madesimo. Adorni, in maglia rosa, attacca e arriva solo al traguardo facendo rivivere al ciclismo italiano una delle sue pagine più belle. Dai tempi di Coppi una maglia rosa non era più stata capace di una impresa di uguale valore e ardimento agonistico. La Salvarani piazza i suoi corridori ai primi posti dell'arrivo e della classifica: a Madesimo secondo Taccone, sesto Gimondi.Il Giro si conclude a Firenze dopo che Taccone a Brescia aveva dovuto ingoiare un altro amaro secondo posto (il quinto in questo Giro d'Italia), battuto da Bitossi. A Firenze giro d'onore trionfale per Vittorio Adorni e per la Salvarani che si aggiudica anche la classifica a squadre. Il parmense ha portato la maglia rosa per dodici tappe. Gimondi, con il terzo posto nella classifica finale, s'impone già all'attenzione generale come un giovane di grandi promesse.La squadra per il Tour de France nasce con non poche tribolazioni. La Salvarani cerca rinforzi in Svizzera prima con Maurer (che rinuncia) e poi con Zoeffel e Blanc che vengono tesserati per completare una formazione che all'ultimo momento ha dovuto rinunciare agli indisposti Fantinato e Babini. Pezzi, che in un primo momento voleva lasciare a casa Gimondi per non fargli fare nella prima stagione da professionista due impegnative corse a tappe consecutive, lo rimette in squadra dopo avere constatato !e magnifiche condizioni in cui il corridore bergamasco ha concluso il Giro d'Italia.Al Tour, dunque, andrà questa Salvarani: Adorni, Pambianco, Partesotti, Mazzacurati, Minieri, Vendemmiati, Ronchini, Gimondi, Zoeffel, Blanc.Prima della partenza per la Francia si disputa la “crono” di Castrocaro: Adorni vola fuori strada, fortunatamente senza conseguenze, vince Anquetil davanti a Gimondi che conferma così il suo stato di grazia'
Al Tour Gimondi parte subito in quarta rivelando il suo grande temperamento. A Roubaix, dopo una giornata d'attacchi, è secondo battuto dal belga Van de Kerkhove ma nella Roubaix-Rouen il corridore italiano vince clamorosamente e conquista la maglia gialla, la prima nella storia della Salvarani. Il giorno della cronometro di Chateaulin c'è molta attesa per vedere come il giovane leader si comporterà nei confronti dei bigs e Gimondi mette le carte in tavola: arriva secondo dopo Poulidor ma conserva il primato in classifica. Adorni (quinto contro il tempo) sale al terzo posto. In attesa dei Pirenei i corridori della Salvarani tirano il fiato e lasciano via libera ai belgi. A La Rochelle è primo Sels, maglia gialla Van de Kerkhove; il giorno dopo sull’ Aubisque il dramma di Adorni che, in grave crisi per una indigestione, si ritira e torna a casa.L'arrivo della tappa è a Bagnères de Bigorre: primo Jimenez ma Gimondi riconquista la maglia gialla: la porterà sino a Parigi per un totale di 19 giorni!Gimondi resiste a tutti gli attacchi degli avversari (belgi, francesi e spagnoli) e resiste anche sul Ventoux a Poulidor che, vincendo, gli rosichierà solamente qualche secondo. Si attendono le Alpi con comprensibile ansia e soprattutto si attende il tappone che si concluderà a Briancon. Ma ecco che questo giorno tanto temuto consacra Gimondi: il corridore della Salvarani non si difende ma attacca, è terzo al traguardo (1° Galera, 2° Motta) ma consolida il primato. Due giorni dopo arrivo in salita sul Mont Revard: Gimondi vince davanti ai francesi Poulidor e Pingeon e si spiana, definitivamente, la strada verso Parigi.Prima di arrivarvi v'è, però, l'ultima cronometro ed ecco il sigillo ad una corsa maiuscola, esaltante: si registra un'altra grande vittoria del giovane corridore italiano che al Parco dei Principi, in un tripudio tricolore, si consacra il campione della nuova generazione. Sul prato della celebre pista parigina tutti i fratelli Salvarani e papà Gino vivono l'indimenticabile giornata. Un corridore italiano non vinceva il Tour de France dal 1960 (Nencini). Gimondi, oltre al successo finale, è terzo nella classifica a punti e in quella del gran premio della montagna, primo anche nella classifica che premia il corridore più combattivo:. la dote che gli ha fatto vincere il Tour de France a solo 22 anni.In Italia si corre per la maglia tricolore. A Pescara (1' De Rosso davanti a Ronchini) si laurea campione Dancelli che nella classifica delle tre prove precede Adorni. Si corre anche per la maglia azzurra mentre Gimondi e Adorni sono impegnati in una lunga tournée in Francia e non mancano di raccogliere successi di prestigio come quello ottenuto da Adorni a Limoges nella “Bol d’ Or” davanti a Anquetil e Janssen. Taccone è terzo nel Giro dell'Appennino e si guadagna la maglia azzurra ma Fiorenzo Magni, il selezionatore, vuole vedere i due leaders della Salvarani impegnati in Italia, ed ecco che i due arrivano dalla Francia giusto in tempo per ribadire il loro valore. Gimondi è terzo nella Tre Valli Varesine, secondo a Desio dopo Motta e nella stessa gara Adorni è quinto. Ma a Robbiano, 28 agosto, un terribile destino coinvolge in una  caduta tutti e tre gli azzurri della Salvarani.Il responso medico, dopo il ricovero in ospedae. è il seguente: per Adorni, infrazione ossea a cranio, tre punti di sutura al sopracciglio sinistro, abrasioni al viso; per Gimondi: frattura della clavicola sinistra, 45 giorni di gesso; per Taccone: frattura al braccio sinistro, 30 giorni di gesso.  Per tutti e tre la stagione è finita e naturalmente debbono dare un addio ai mondiali (che si svolgeranno in Spagna a San Sebastiano e saranno vinti dall'inglese Simpson).La Salvarani non ha le sue miglior frecce per il finale di stagione. Collabora all'organizzazione dei Giro dell'Emilia che per la prima volta arriva a Parma, a Baganzola davanti agli stabilimenti dell'industria parmense. La vittoria è del giovane e velocissimo Dancelli davanti a Durante.La stagione, chiusa con tanto anticipo per la Salvarani, rimane scritta a lettere d'oro nella storia del nostro ciclismo. Adorni ha vinto il Giro, Gimondi il Tour: la coppia, ormai celebre nel mondo, è la bandiera di una squadra che, da sola, ovunque, basta a rappresentare il ciclismo italiano.
1966 IL TRITTICO DI GIMONDI IN UNA STAGIONE ESALTANTE
Durante secondo nella "Sanremo„ e nel Giro delle Fiandre - Adorni vince in una giornata apocalittica il Giro del Belgio - L'esplosione di Felice: trionfa nella Parigi-Roubaix, nella Parigi-Bruxelles con imprese leggendarie e in chiusura di stagione s'aggiudica il "Lombardia„ - Il Giro d'Italia vive a Baganzola, negli stabilimenti Salvarani, un'indimenticabile giornata con la tappa a cronometro vinta da Adorni
La Salvarani allestisce nel 1966 una squadra forte e numerosa. Diciotto sono i corridori agli ordini di Luciano Pezzi e fra questi tre nuovi neo-professionisti: Monti, Gualazzini e Pesenti. Gli altri che completano il lotto sono: Adorni, Gimondi, Pambianco, Ronchini, Minieri, Mazzacurati, Vendemmiati, Partesotti, Fantinato, Babini, Durante, Armani, Meldolesi, Galbo più il solito Longo il quale comincia bene la stagione riconquistando per la sesta volta il titolo italiano di ciclocross (a Varese) ma poi perde per sfortuna (gli si spezza una ruota e si ritira) il titolo mondiale messo in palio in Spagna. Alla fine dell'anno Longo collezionerà, comunque, ben 19 vittorie.Gli stradisti preparano la stagione in Riviera, a Diano Marina e intanto partecipano alle prime corse che vengono organizzate, come di consueto, sulla vicina Costa Azzurra. Adorni è secondo nel G.P. di Monaco (1° Motta) e pochi giorni dopo comincia bene il Giro della Sardegna vincendo la prima tappa a Civitavecchia. Per la Salvarani non sarà questo un Giro fortunato. Adorni cede il primato e si ritira all'ultimo giorno accusando una dolorosa botta al ginocchio sinistro. La squadra ottiene due piazzamenti con Durante (2° a Sassari) e con Babini (3° a Cagliari): il Giro è vinto dal francese Anquetil che Adorni ritroverà pochi giorni dopo nella Parigi-Nizza.Qui le cose si mettono molto meglio per la Salvarani: il velocissimo Durante conquista la prima vittoria ad Auxerre, il giorno dopo Adorni batte addirittura Van Looy in volata aggiudicandosi il successo a Montceau. Spunta anche Luciano Armani che, dopo il terzo posto di Saint-Etienne, ottiene una preziosa vittoria a Bastia in Corsica dove la Parigi-Nizza si era trasferita. Il parmense arriva solo al traguardo staccando Altig di oltre un minuto. Adorni colleziona altri piazzamenti: terzo a Marignane, terzo a Ile Rousse nella cronometro e terzo, infine, nella classifica finale (1° Anquetil, 2° Poulidor). Nell'ottimo bilancio della Salvarani v'è da ricordare anche il secondo posto di Pambianco e il terzo di Armani nella tappa conclusasi ad Ajaccio (1° Dancelli).Contemporaneamente in Italia si è avuto il lancio di un'altra corsa a tappe: la Tirreno-Adriatico (chiamata « tre giorni del sud »). La Salvarani era presente con una squadra capitanata da Gimondi ma senza alcuna velleità soprattutto perchè il percorso delle tre tappe era adatto ai velocisti. Fantinato, comunque, ottiene a Pescara un lusinghiero secondo posto.Si arriva alla Milano-Sanremo. La Salvarani lancia in prima fila il suo velocista più in forma, Durante ma il corridore veneto, sull'ormai celebre viale Roma, si fa infilare da Eddy Merckx, al primo grande successo internazionale.
Grossa delusione nel Giro della Toscana che arriva in salita a Montecatini alto. Altig e Adorni sono soli al comando ma a due chilometri dal traguardo una foratura ferma l'azione del parmense che, sfiduciato, desiste ed è superato anche da Gimondi, che si piazza terzo.La Salvarani prepara in aprile la prima grande spedizione all'estero.Una squadra composta da otto corridori (Adorni, Gimondi, Pambianco, Durante, Ronchini, Fantinato, Minieri e Pesenti) prenderà parte a tutte le più importanti corse franco-belghe rimanendo ininterrottamente fuori dall'Italia per quasi un mese: dal 7 aprile al 3 maggio. Sarà, alla fine, una tournée trionfale. Si comincia col Giro delle Fiandre dove Durante sfiora ancora la vittoria (è secondo, battuto in volata da Sels).Si va avanti col Giro del Belgio: Adorni si piazza bene nelle prime due semitappe (secondo e quarto) e, infine, si aggiudica la corsa ripetendo, nell'ultima tappa, una delle sue più grandi imprese. Freddo, neve e gelo non fermano il campione della Salvarani che arriva solo al traguardo al termine di una giornata tremenda: a Bruxelles, dove il Giro del Belgio si conclude decretando il trionfo di Vittorio Adorni, solo 27 corridori degli 84 partiti la mattina da Ostenda, giungono al traguardo.Non si è ancora spenta l'eco di questa grande vittoria che esplode Gimondi con un'impresa che rimarrà leggendaria nella storia del ciclismo moderno. Il bergamasco reincarna il mito di Coppi e vince con oltre quattro minuti di vantaggio sul secondo classificato (l'olandese Janssen) la Parigi-Roubaix, una corsa che i corridori Italiani non si aggiudicavano da sedici anni. Gimondi, scattato a 60 chilometri dal traguardo, ha ragione di una fortissima coalizione avversaria, sfidando inoltre il terribile pavè, il vento e la pioggia che hanno flagellato la giornata.Una settimana dopo Felice ritorna alla ribalta con un'altra vittoria che desta sensazione e che solleva nel mondo sportivo i più entusiastici commenti. Si disputa la Parigi-Bruxelles e il leader della Salvarani scatta a dodici chilometri dal traguardo sorprendendo tutti. La caccia, alle sue spalle, è spietata. Gimondi, davanti, è scatenato ma dietro Adorni collabora preziosamente con l'amico e compagno di squadra tamponando ogni tentativo di evasione e rendendo vano l'in-seguimento del gruppo trascinato dagli « affamati » velocisti. Sul traguardo ,dopo il trionfo, l'ab-braccio fra i due campioni suggella quest'altra grande impresa mentre Luciano Pezzi e Luigi Salvarani a stento trattengono le lacrime di gioia. Anche la Parigi-Bruxelles era da anni una corsa negata ai corridori italiani che non la vincevano dal lontano 1953 (Petrucci). L'accoppiata riuscita a Gimondi in otto giorni (Parigi-Roubaix e Parigi-Bruxelles) nella storia del ciclismo l'aveva compiuta prima di lui soltanto un altro corridore: il francese Lapize nel lontanissimo 1910! Intanto in Italia il resto della squadra si è comportato bene. A Ceprano, nella prova del trofeo Cougnet, vittoria del fedele gregario Pietro Partesotti e terzo posto del giovanissimo Ercole Gualazzini. Nel campionato di Zurigo, Luciano Armani è preceduto sul traguardo da Zilioli.Pezzi porta Gimondi e Adorni al Giro di Romandia ormai ritenuto, dopo le esperienze passate, il collaudo ideale per il Giro d'Italia. La corsa a tappe  elvetica non dà molte soddisfazioni anche se c’è da sottolineare il primo e il secondo posto di Gimondi e Adorni (divisi da nove secondi) nella tappa a cronometro. Un altro bel piazzamento va ad Armani che a La Chaux-de-Fonds è secondo dopo il belga Brand. Il Giro della Svizzera Romanda è vinto da Motta.Parte il Giro d'Italia da Montecarlo e la Salvarani allinea i suoi migliori corridori: è la squadra da battere. Pezzi ha con sè questi atleti: Adorni, Armani, Durante, Fantinato, Gimondi, Minieri, Pambianco, Partesotti, Pesenti, Ronchini. Gimondi comincia bene (terzo a Monesi) ma poi è vittima di una foratura, nella tappa che conduce a Genova, foratura che scatena, in una formidabile coalizione, la reazione di tutti i suoi avversari. Pur avendo il conforto di tutta la squadra ad eccezione di Adorni (che a Genova si piazzerà secondo battuto in volata da Andreoli) Gimondi non può che limitare il danno: perde 1'36". La tappa è stata corsa ad una media eccezionale: 48,828 che indica con quale furore Motta, Anquetil e gli altri grandi della classifica hanno attaccato Felice.Il Giro arriva a Parma (dove a Baganzola con partenza e arrivo negli stabilimenti della Salvarani verrà disputata la tappa a cronometro) con la squadra di Luciano Pezzi ancora a bocca asciutta.
Contro il tempo ecco Adorni risfoderare una delle sue giornate di gran vena, di quelle che trascinano all'entusiasmo e che, nel caso particolare, esaltano gli sportivi parmigiani che hanno fatto ala, sostenendolo, al passaggio del loro campione.Adorni vince la tappa a cronometro coprendo i 46 chilometri del percorso alla media record di 48,617 e conquistando la maglia rosa. Battuti, dal ritrovato asso della Salvarani, Anquetil di 27", Altig di 56", Motta di 58" e Gimondi di 1'26". Due giorni dopo, nell'arrivo in salita a Brescia sulla Maddalena, Vittorio perde il primato stroncato dagli attacchi dello spagnolo Jimenez. Sul Vetriolo il crollo finale e l'abbandono, da parte di Adorni, di ogni speranza per il successo finale. A Bolzano,Durante è secondo ma ora si guarda alle Dolomiti sulle cui vette sono riposte le ultime speranze di una riabilitazione. In effetti nella Moena-Belluno la coppia-regina fa ancora centro: 1° Gimondi, 2° Adorni. un successo indubbiamente di prestigio. Il Giro finisce a Trieste con la vittoria di Motta; Adorni e Gimondi si debbono accontentare solamente del quinto e del settimo posto. Escono tutti e due malconci, nel morale e nel fisico, dalla corsa a tappe. La Salvarani, constatate le precarie condizioni dei due suoi più forti corridori della squadra, decide per la rinuncia al Tour de France. Adorni entra in clinica e ai primi di luglio viene operato di appendicite.Mentre Adorni è fermo, corre Gimondi. Il miglior risultato l'ottiene a Pescara (secondo dopo Taccone), mentre si comporta bene anche Armani: terzo a Camaiore (1° Mealli) e secondo a Robbiano (1° Motta). A Como, nel G.P. Valsassina, Gimondi ritorna al successo in Italia arrivando solo al traguardo e due giorni dopo è secondo in un'altra pre-mondiale: quella di Desio. Va al campionati del mondo (al Nurburgring) ma un suo attacco finale viene sventato: ne approfitta il tedesco Altig per conquistare la maglia iridata. Subito dopo si conclude, con la Milano-Vignola, il campionato italiano a squadre. Il velocista Adriano Durante riporta un altro successo e la Salvarani conquista per la prima volta lo scudetto tricolore. I suoi corridori lo porteranno sulle maglie.Impegnatissimo Gimondi nel finale di stagione, mentro a Baganzola si conclude il Giro dell'Emilia che vede la vittoria di Preziosi su Mazzacurati. In Francia Felice corre molto e ottiene significative affermazioni. Ottimo anche il suo secondo posto a Parigi nel G.P. delle Nazioni che si corre a cronometro e che è vinto da Anquetil. A Peccioli, Armani è battuto da Bitossi (quarto Guerra) ma è Gimondi a ridare la vittoria al gruppo sportivo imponendosi a Salsomaggiore, in una volata in salita sul Poggio Diana, nella corsa dedicata a Fausto Coppi.Siamo agli sgoccioli della stagione, anche Adorni — ritornato in sella — spara le ultime cartucce. A Lugano, nel G.P. Cynar a cronometro, Vittorio sorprende tutti battendo nell'ordine Gimondi, Anquetil e Merckx. L'ultimo successo italiano in questa corsa risaliva al 1957: l'aveva ottenuto Baldini.Gimondi è in gran forma. Si ritrova con Merckx in volata a Lissone, nella Coppa Agostoni, e lo batte. Adorni, solo sul Ghisallo, è ripreso nel finale. Giro di Lombardia: sei sulla pista di Senigaglia a Como. Adorni compie una volata tatticamente perfetta anche se molto azzardata: stringe alle corde, chiudendolo, il più pericoloso corridore del drappello: Merckx. Dalla ruota di Vittorio esce bene Gimondi, che vince trionfalmente.I due vanno a Imola a prepararsi per il trofeo Baracchi, ma il destino è ancora in agguato. Nella Coppa Placci l'ammiraglia della Salamini, guidata da Ercole Baldini, investe Adorni a 20 chilometri dalla partenza. Il corridore cade rovinosamente a terra, viene soccorso ma il suo ginocchio destro ha una profonda lacerazione: addio Baracchi e stagione conclusa.Gimondi vince la Coppa Placci e viene accoppiato a Zilioli nel trofeo Baracchi: i due sono solamente quarti e la vittoria va ai fortissimi belgi Merckx-Bracke.La stagione si chiude con il divorzio di Adorni dalla Salvarani. Gli industriali parmensi, pur avendo il contratto firmato anche per il 1967, lasciano libero il corridore tanto conteso che finisce alla Salamini. Il bilancio dell'annata è positivo soprattutto per le grandi, meravigliose vittorie primaverili.

1967 LA SALVARANI CAMPIONE DEL MONDO
Nelle Fiandre grande successo di Zandegù - Gimondi si aggiudica il suo primo giro d'Italia superando nel finale Anquetil - Meno fortuna al Tour - La riabilitazione nelle classiche a cronometro - La squadra ha dominato nella stagione internazionale
Partito Adorni, al quinto anno di attività la Salvarani affianca al leader Gimondi un altro campioie di indiscussa levatura: Italo Zilioli. La squadra che si presenta al via della stagione è formata la 15 corridori e precisamente: Gimondi, Zilioli, Zandegù, Durante, Denti, Pesenti, Chiappano, Miliari, Vicentini, Balletti, Ferretti, Dalla Bona, Gualazzini, Partesotti, Poggiali. Ha abbandonato l'attività Pambianco che è stato il primo vessillifero della squadra di Baganzola.I primi risultati, come al solito, vengono dal ciclocross e da Renato Longo che riesce quest'anno a ripetere la doppietta della maglia tricolore (a Casalpusterlengo) e di quella iridata (a Zurigo) ed a collezionare ben 18 vittorie.La Salvarani partecipa all'inizio di stagione a ben tre corse a tappe: Giro di Sardegna, Tirreno-Adriatico e Parigi-Nizza. Raccoglie una sola vittoria di tappa con Zandegù (a San Benedetto) ma numerosi piazzamenti con lo stesso Zandegù (terzo a Cagliari, terzo a Fiuggi, terzo a San Beledetto) e con Poggiali (terzo a Viterbo). In Francia un buon secondo posto per Durante nella prima tappa.La Salvarani arriva con molte speranze alla Milano-Sanremo. Nel quartetto che si presenta sul viale Roma c'è però un avversario imbattibile: Merckx, che precede Motta, Bitossi e il solito generoso Gimondi.Viene organizzata nuovamente una lunga spedizione in Belgio e in Francia: la Salvarani vuole ripercorrere il cammino dell'anno scorso e comincia davvero bene. L'atletico Dino Zandegù, 27enne, coglie sul traguardo di Gand una prestigiosa vittoria nel Giro delle Fiandre. Battuto Forè mentre Girnondi ha tenuto a bada Merckx. L’ultimo successo di un corridore italiano in questa corsa era stato di Magni, sedici anni prima. Meno fortuna per la Salvarani nelle altre corse.
Nel Giro del Belgio alla terza tappa una bufera di neve investe la carovana: si ritirano in 43 e fra questi Gimondi e Zandegù. La vittoria finale è di Preziosi.Nella Parigi-Roubaix (1° Janssen) Gimondi si ritira per una caduta, ferendosi alla spalla sinistra e alla testa. Zandegù idem: cade e gli viene riscontrata una distorsione al polso sinistro. Poi, mentre in auto col massaggiatore sta per ritornare in albergo, è vittima di un incidente: batte la testa e viene ricoverato all'ospedale di Roubaix. Torna a casa con Gimondi, malconcio. Il velocista veneto si rimette bene e ritorna al successo un mese dopo nel Giro della Campania, a Napoli. Gimondi si prepara per il Giro d'Italia: è terzo nella Coppa Bernocchi e poi va in Svizzera e partecipa al Romandia con la squadra ma ottiene solamente un secondo posto a Les Diablerets.Parte, dunque, il Giro da Milano vincendo una contestazione notturna. La Salvarani schiera: Gimondi, Ferretti, Zilioli, Zandegù, Denti, Durante, Chiappano, Vicentini, Poggiali, Minieri. Sul primo traguardo Durante è secondo ma poi esplode Zandegù, certamente il miglior velocista del momento. Primo a Chianciano, secondo a Cosenza (terzo Gimondi), secondo a Taranto, secondo a Potenza fin quando il Giro attacca i massicci centrali degli Appennini. Sul Block Haus (Maiella) compare Merckx e vince, Zilioli è secondo. Si ritorna a valle e Durante cerca ancora la vittoria sfiorandola a Riccione (terzo) e a Mantova (terzo). A Udine, invece, il colpo riesce a Zandegù, che fa il bis di Chianciano.Il Giro scopre le Tre Cime di Lavaredo: Gimondi  taglia primo il traguardo di una tappa che poi verrà annullata, ai fini della classifica, per le spinte che i tifosi avevano dato a quasi tutti i corridori sulla tremenda salita, falsando la corsa. A Trento, Anquetil riconquista la maglia rosa (che aveva avuto dopo la vittoria nella cronometro di Verona), Gimondi è secondo in classifica a soli 34". Il giorno dopo Gimondi attacca sull'Aprica e coglie il francese in contropiede. La tappa viene vinta da Mugnaini ma Gimondi veste la sua prima maglia rosa che porterà sino al Vigorelli di Milano dove nell'ultima volata Zande-gù sarà secondo.Gimondi, cosi, a 25 anni coglie un'altra grande vittoria in una corsa a tappe. La classifica è prestigiosa perchè mette in fila, alle sue spalle, campioni come Balmamion, Anquetil, Adorni, Perez Frances, Motta, Aimar, Gabica e quel Merckx di cui sentiremo ancora molto parlare. Altri successi individuali sono quelli di Zandegù nella classifica a punti e di Durante nella classifica dei traguardi tricolori.Dopo il Giro Gimondi si aggiudica a Castrocaro la corsa a cronometro lasciando molto distante Adorni. Va al Tour de France con la squadra Nazionale A, diretta da Luciano.La Salvarani in Italia ritorna a vincere con Zandegù che infila tutti nel G.P. Matteotti a Pescara,
mentre una sorprendente affermazione la ottiene Dalla Bona (terzo Poggiali) nel G.P. di Camaiore. Si corre ormai per la maglia azzurra e il C.T.  Carini fa le sue scelte dopo la Coppa Bernocchl (1° Adorni, 3° Gimondi). Ad Heerlen - nella prova Iridata - fuga pazza di Motta che trascina al traguardo Merckx, il quale vince. Gli altri azzurri, Gimondi compreso, restano tutti bloccati.Gimondi va in Francia a rodarsi in una lunga serie di circuiti, torna in gran forma in Italia e straccia tutti nel Giro del Lazio che vince con oltre sei minuti di vantaggio sul secondo. Poi torna In Francia e disputa il G.P. delle Nazioni aggiudicandoselo davanti a Bernard Guyot ad una media che sfiora quella record di Anquetil. Bis di Gimondi nel G.P. Cynar a Lugano dove precede lo stesso avversario francese. Poi il Lombardia: arriva solo Bitossi ma Gimondi con Il suo secondo posto permette alla Salvarani di conquistare la vittoria nella classifica finale del campionato del mondo a squadre che si è disputato in sette prove (due in Italia). E' un altro grande alloro per la squadra parmense.La stagione volge al termine. Gimondi e Anquetil si sfidano nell'inseguimento: uno a uno dopo le prime due prove ma la « bella » a Roma, davanti a settemila spettatori, è vinta dall'italiano. La conclusione è con il solito trofeo Baracchi che Gimondi disputa in coppia col tedesco Altig in procinto di vestire la maglia Salvarani: sono quarti e la vittoria va ancora alla coppia belga Merckx-Bracke.Il bilancio dell'annata è ancora largamente positivo. Gimondi ha vinto il Giro e tre grandi classiche a cronometro; Zandegù è sfrecciato primo In traguardi importanti, soprattutto nel Giro delle Fiandre; la squadra ha dimostrato di avere anche validi e vittoriosi gregari. La Coppa del mondo è poi un trofeo che rimarrà fra i più prestigiosi del gruppo sportivo.Stacca tutti sul Puy de Dome (una salita resa leggendaria da una delle più grandi imprese compiute da Fausto Coppi) e guadagna oltre cinque minuti alla maglia gialla Pingeon. Ma ormai non c'è più niente da fare. Gimondi è superato da Poulidor nella cronometro conclusiva e in classifica termina settimo. Il Tour è del francese Pingeon.La tappa è vinta da Janssen, Felice è secondo. Il crollo viene sui Pirenei (attacchi di Jimenez) ma sempre Gimondi ha l'orgoglio di tentare di raddrizzare una corsa perduta.Pezzi e comprendente altri sette corridori della Salvarani: Chiappano, Dalla Bona, Durante, Ferretti, Minieri, Poggiali, Vicentini.L'inizio in Francia non è molto promettente. Felice cede sul Ballon d'Alsace ma si riabilita a Briancon dove arriva solo. Il 13 luglio il Tour è in pieno dramma: sul Ventoux crolla a due chilometri dalla vetta, stroncato dal caldo, l'inglese Simpson e muore. I corridori, e Gimondi in particolare, ne sono scossi.


1968 PER GIMONDI VUELTA E MAGLIA TRICOLORE
Il Giro, saldamente nelle mani di Merckx, si conclude a Napoli col successo finale del campione belga, primo della serie. Battuti nell'ordine Adorni e Gimondi. Subito dopo scandalo per le accuse di doping che coinvolgono Gimondi e Motta che vengono squalificati e poi riabilitati dopo più approfonditi esami clinici.La Salvarani non manda Gimondi al Tour de France e nella squadra Nazionale viene scelto il solo Carletto Chiappano. La corsa francese sarà una grossa delusione per gli italiani (che vanno con una formazione comandata da Bitossi e Zilioli) e viene vinta, per la prima volta, da un olandese: Janssen, ex campione del mondo. Prima  del Tour, seppure scosso dall'accusa di doping. Gimondi disputa la cronometro di Castrocaro e con la rabbia in corpo mette tutti in fila: Merckx, Adorni, Ritter e Anquetil ribadendo la legittimità della vittoria ottenuta nella tappa del Giro a San Marino.Dalla Bona offre un altro successo alla Salvarani aggiudicandosi il Giro delle Marche mentre Gimondi conquista, con una impennata da grande campione, la sua prima maglia tricolore nel Giro della Romagna. A Lugo arriva solo precedendo Taccone di oltre cinque minuti.Si va verso i mondiali, che verranno disputati il 1°settembre sul circuito di Imola. Le solite polemiche accompagnano la composizione della Nazionale italiana che alla fine comprende, fra gli altri, Gimondi, De Pra, e Carletto. A Imola la lunga cavalcata di Vittorio Adorni blocca tutti in gruppo: Gimondi, sesto, completa il trionfo degli italiani (cinque nei primi sei posti).Subito dopo la Salvarani ritorna in Spagna per disputarvi il Giro della Catalogna. La corsa offre palpitanti emozioni nella seconda tappa quando Merckx e Gimondi, che terminano nell'ordine, scatenano un attacco che li porterà al traguardo. Terzo è Ferretti che balza al comando della classifica il giorno dopo. Zandegù vince a Les Tremps ma Ferretti conserva il primo posto. Nella quinta tappa la maglia di leader passa a Gimondi ma per un solo giorno perchè nella cronometro Merckx lo batte e si aggiudica definitivamente il Giro della Catalogna. Gimondi è staccato di 33". Felice si prende le sue rivincite nelle corse a cronometro. A Parigi nel G.P. delle Nazioni co-glie la seconda vittoria (davanti al francese Letort) ad una media record sbalorditiva (47,518) che migliora quella precedentemente stabilita da Anquetil. Gimondi tenta un altro exploit a Lugano ma Merckx lo precede. Stesso risultato nella “Attraverso Losanna”: primo Merckx, secondo Gimondi. E' il tema dominante del ciclismo di quest'anno e degli anni futuri.La conclusione della stagione col trofeo Baracchi che finalmente la Salvarani si aggiudica una coppia eccezionale, composta per l'occasione: Gimondi-Anquetil. Battuti Ritter e Van Springel in un buon ordine d'arrivo.La Salvarani perde il titolo mondiale a squadre ma manifesta propositi di rinnovamento per l'anno che viene. Gimondi conclude la sua stagione sposando la signorina Tiziana Bersano. Anche per lui comincia una nuova vita.


Conquistata con Altig la vittoria nella Milano-Sanremo - Felice rivince anche il G.P. delle Nazioni a cronometro e per la prima volta il trofeo Baracchi in coppia con Anquetil
Quattordici corridori fanno parte della Salvarani che si schiera al via delle corse del 1968. Con Gimondi, riconfermato leader della squadra, sono: Guerra, Partesotti, Poggiali, De Pra, Minieri, Zandegù, Chiappano, Carletto, Dalla Bona, Ferretti, Albonetti e i tedeschi Altig (ex campione del mondo) e Peffgen: sono questi i due primi stranieri tesserati nel gruppo sportivo Salvarani dal giorno, ormai lontano, della sua costituzione. In più il solito Renato Longo che non potendo rivincere il titolo mondiale si ... accontenta ancora una volta di quello tricolore.La Salvarani celebra a Parma il 19 gennaio, in grande stile, la conquista del titolo mondiale a squadre, ottenuto l'anno prima. II presidente del-l'associazione internazionale organizzatori di corse ciclistiche, il francese Felix Levitan, consegna l'ambito trofeo alla squadra parmense, presenti tutti i sei ormai celebri fratelli di Baganzola, il loro «staff» tecnico e i corridori vecchi e nuovi. Gimondi, subito dopo, debutta in pista e disputa la seigiorni di Milano in coppia con Altig, un corridore molto esperto in questo genere di competizioni. La coppia della Salvarani arriverà seconda.La squadra va al Giro della Sardegna e un trionfo personale l'ottiene il velocissimo Dino Zandegù che si aggiudica ben tre tappe (Alghero, Cagliari, Arbatax). La classifica finale vede in testa Merckx. Da una corsa a tappe all'altra. La Salvarani si schiera nella Tirreno-Adriatico e coglie un successo di tappa (a Cassino) con Altig dopo che lo stesso corridore era arrivato terzo a Fiuggi. Guerra è secondo a San Benedetto. La corsa registra i primi clamorosi casi doping in Italia (vengono squalificati Adorni e Armani) e alla fine è vinta da Michelotto.La Milano-Sanremo è la classica più ambita e la Salvarani riesce finalmente a conquistarla, in questa stagione, dopo i ripetuti e falliti tentativi degli anni precedenti. Non porta al traguardo un italiano (che questa corsa non vince ormai da tredici anni) ma il tedesco Rudi Altig che nella volata finale precede alcuni dei migliori sprinters della categoria: Grosskost, Durante, Sels, Poulidor.Come è ormai consuetudine la Salvarani organizza in aprile la grande spedizione in Francia e in Belgio per le corse primaverili.
La tournée s'inizia bene con Gimondi che si aggiudica la Freccia di Enghien ma l'attacco non riesce, al campione bergamasco, nel Giro delle Fiandre che è conquistato da Godefroot (terzo Altig).Gli italiani scompaiono nella Parigi-Roubaix (primo Merckx) mentre a Felice non riesce il gran colpo neppure nella Gand-Wevelgem: arriva terzo spezzando un dominio dei corridori belgi davvero eccezionale (nove nei primi dieci posti: primo Godefroot). Nella Freccia Vallona (primo Van Looy) altro bel risultato di Gimondi (quarto) che all'estero si dimostra sempre il migliore e il più combattivo degli italiani.La Salvarani se ne torna a casa senza avere rinverdito i successi degli anni passati e si prepara a partecipare alla Vuelta spagnola che vedrà per la prima volta schierata al via la squadra parmense. Questi gli effettivi: Gimondi, Altig, Zandegù, Partesotti, Peffgen, De Pra, Minieri, Ferretti, Poggiali, e Guerra. L'inizio offre moderate soddisfazioni con due secondi posti di Altig ma quando la corsa arriva a Barcellona la Salvarani coglie un duplice successo con De Pra nella semitappa che era partita da Lerida e con Altig nel circuito di Montjuich: il tedesco guida anche la classifica generale. A Salou terzo Minieri, Altig spodestato; a Vinaroz, il giorno dopo, rivince Altig e riconquista il primato. A Valencia un'altra affermazione della Salvarani con Guerra mentre a Benidorm è la volta di Peffgen ad imporsi. La squadra parmense sta dominando la Vuelta e mantiene ancora il comando della classifica con Altig che si piazza secondo a Madrid. Identico piazzamento per Peffgen il giorno dopo a San Sebastiano ma ormai è scoccata l'ora di Gimondi che è stato sino a questo momento dietro le quinte lasciando libertà d'azione ai compagni. Felice è quarto nella combattuta tappa di Vitoria e conquista il primato in classifica. La squadra è al servizio del capitano ormai vicino al trionfo finale. Gimondi legittima il suo successo nella “crono” di Tolosa e si aggiudica la Vuelta (secondo Perez Frances, terzo Velez). Per la Salvarani una corsa a tappe trionfale con sei successi di tappa e innumerevoli piazzamenti.I corridori che prenderanno parte al Giro d'Italia vengono convocati a Monticelli Terme, nel Parmense, per un breve raduno collegiale. Luciano Pezzi presenterà al via questi atleti: Gimondi, Altig, Albonetti, Ferretti, Dalla Bona, Carletto, Peffgen, Poggiali, Chiappano, De Pra. Inizio cauto. Gimondi è terzo a Caldonazzo (Dancelli leader): unico risultato apprezzabile ottenuto dalla Salvarani nelle prime tappe. Si ritorna sulle Tre Cime di Lavaredo e il Giro celebra il trionfo di Merckx. Altig è secondo a Vittorio Veneto; identico piazzamento di Peffgen a Marina Romea. Il riscatto di Felice Gimondi avviene nella tappa a cronometro che si conclude a San Marino. Il campione bergamasco precede, al termine di una stupenda cavalcata, Merckx, Ritter, Adorni e Motta: tutti i migliori specialisti in gara.A Roma la Salvarani ottiene il secondo successo di tappa con Dalla Bona.
1969 GIMONDI RICONQUISTA IL GIRO D'ITALIA
Nella Liegi-Bastogne-Liegi l'ultimo tentativo ma Merckx mette ancora tutti a tacere giungendo solo al traguardo. Gimondi è nel gruppetto dei primi inseguitori (settimo). A Lugo si disputa il 1° maggio l'ormai tradizionale Giro della Romagna: Zandegù, in gran forma in questo momento della stagione, brucia sul traguardo Motta e Taccone. Un bel ordine d'arrivo. Il Giro della Svizzera Romanda è ormai una tappa obbligatoria per prepararsi al Giro d'Italia. La Salvarani vi partecipa con Gimondi, Panizza, Ferretti, Bodredo, Carletto, Dalla Bona. La squadra di Pezzi vince il prologo a cronometro mentre nella prova individuale contro il tempo Gimondi è preceduto da Adorni. In classifica nove secondi dividono i due rivali ma nell'ultima tappa il colpo a sorpresa: la vittoria è di Dancelli ma Gimondi, con una perentoria volata, conquista il secondo posto e con esso l'abbuono che gli permette di scavalcare in classifica Adorni e vincere il Giro di Romandia.Con questo vaticinio si va al Giro d'Italia che parte da Garda. La Salvarani schiera questi corridori: Altig, Bodrero, Carletto, Dalla Bona, De Pra, Ferretti, Gimondi, Panizza, Poggiali, Zandegù. A Montecatini duplice successo di Merckx: Gimondi arriva secondo in linea e quinto a cronometro. Il giorno dopo Felice attacca e si comporterà così anche nel finale della tappa che si conclude a Terracina, ma senza risultati pratici. A Napoli velocisti in fila: primo Basso, secondo Zandegù, terzo Reybroeck. Alcuni piazzamenti, prima del colpo di scena, li ottengono Panizza (terzo a Potenza e secondo a Scanno), Altig (terzo a San Marino) e lo stesso Gimondi, secondo nella tappa a cronometro che si conclude sul Monte Titano, battuto da Merckx.Alla partenza della tappa di Savona il belga viene squalificato e tolto dalla corsa per doping: Gimondi, che era secondo in classifica, guadagna un posto e si veste di rosa. Prima di arrivare alle dolomiti, Zandegù sfiora la vittoria a Zingonia (secondo dopo Basso) e lo stesso piazzamento otterrà Gimondi in due consecutive tappe di montagna: a Folgaria e a Cavalese preceduto prima da Zilioli e poi da Michelotto. Anche Panizza non va più in là di un secondo posto nell'arrivo in salita di Folgarida, dove sfreccia primo Adorni. Il Giro è saldamente nelle mani del leader della Sa:varani. Gimondi arriva a Milano in maglia rosa e conquista così il suo secondo successo in questa grande e popolare manifestazione.Prima del Tour de France c'è un appuntamento al quale Gimondi non rinuncia mai. E' il G.P. Castrocaro che si disputa a cronometro sulle ormai conosciute strade della cittadina termale romagnola. Solita partecipazione di Gimondi e solita vittoria.Felice invece, non riesce a difendere la maglia tricolore conquistata l'anno prima a Lugo. Nel Giro della Campania, Adorni, reduce dal Giro la Svizzera che l'ha perfettamente rodato, si aggiudica il titolo battendo in volata Taccone. Gimondi è quinto.La squadra parte per la Francia con questi corridori: Gimondi, Altig, Balmamion, Carletto, Zandegù, Peffgen, Poggiali, Ferretti, Guerra e Panizza. Per la Salvarani la corsa comincia bene. Il prologo a cronometro è vinto sorprendentemente da  Altig davanti a Merckx (quinto Gimondi); il -giorno dopo la Salvarani è terza nella prova a squadre. Zandegù è terzo a Nancy (primo Van Looy), Altig secondo a Mulhouse. A Belfort trionfo di Merckx, terzo Altig mentre Gimondi non digerisce ancora la salita del Ballon d'Alsace e perde terreno.
Altig mantiene il secondo posto in classifica alle spalle di Merckx anche dopo cronometro (i due nell'ordine). Gimondi attacca nella Chamonix-Briancon ma al traguardo è solo quarto. Ritenta nell'ultima tappa alpina ma a Digne l'insaziabile Merckx lo precede. Gimondi raggiunge il successo il giorno loco nella Digne-Aubagne.Arriva col gruppetto del migliori, entra in pista in testa e non si fa r:rnontare. Rimarrà il suo unico successo in questo Tour. Continua la dittatura di Merckx mentre la Salvarani cerca di spingere avanti il piccolo scalatore Panizza che a Luchon è terzo. Sui Pirenei mentre Merckx continua a scandire il passo avanti a tutti, Gimondi in crisi perde 15 minuti mentre Altig viene penalizzato per doping. Esce fuori Guerra: due volte terzo negli arrivi di Bordeaux e Brive.Il Tour si conclude con la prima grande affermazione  in questa corsa del fuoriclasse belga Eddy Merckx che l'ha dominata: vittorioso in sei tappe Merckx ha lasciato il secondo in classifica (Pingeon) ad oltre 18 minuti. Gimondi ha finito onorevolmente quarto dopo Poulidor.Felice dopo il Tour rimane in Francia per onorare gli impegni assunti partecipando ad una lunga serie di circuiti. Chiede di essere dispensato dal partecipare, in Italia, Alle prove di selezione per il campionato del mondo ma il c.t. Mario Ricci è irremovibile: lo vuole ai nastri. Gimondi non può lasciare la Francia e disertando l'indicativa di Pescara non viene incluso nella Nazionale azzurra per Zolder che comprende invece, fra gli altri, Dino Zandegù, l'unico della Salvarani.Gimondi trova glí azzurri nella Parigi-Lussemburgo e si scatena: vince per distacco la prima tappa (a Reims) ma il giorno dopo il solito Merckx gli brucia il successo finale (Gimondi è secondo). A Zolder — nel campionato del mondo — coalizione contro il campionissimo belga e vittoria finale dello sconosciuto olandese Ottenbros. Gimondi tornerà a correre in Italia due mesi dopo la sua ultima apparizione, nel Giro del Lazio vinto da Vicentini.La Salvarani va al Giro della Catalogna con Gimondi, Zandegù, Balmamion, De Pra, Panizza, Dalla Bona, Carletto, Guerra, Ferretti, Chemello. E' una spedizione fortunata. Si registrano due vittorie di tappa di Chemello e una di Zandegù (che aveva vinto anche il trofeo Masferres): il successo finale è dello spagnolo Diaz. Gimondi si è ritirato nella sesta tappa.In Spagna Gimondi corre ancora nel finale di stagione a Montjuich: vince la prova in linea ma è battuto in quella a cronometro da Motta che si aggiudica la classifica finale. Sempre all'estero, in Svizzera, il sorprendente Altig conquista un prestigioso successo nella corsa a cronometro di Lugano battendo Ritter e Van Springel.Gimondi ritorna trionfalmente alla vittoria in Italia nel Giro dell'Appennino. Lascia Motta a 39": i due saranno assieme nella prossima stagione per lo scioglimento della Sanson, il gruppo sportivo di appartenenza del biondo corridore lombardo. Motta fa sul serio nelle ultime corse dell'anno: vince il Giro dell'Emilia mentre Gimondi è terzo. II Baracchi vede allineata al via una coppia della Salvarani senza pretese, formata da Guerra e Dalla Bona. La stagione si chiude con l'annuncio dell'unione sotto la bandiera della Salvarani dei due più forti corridori italiani che sono in attività: Gimondi e Motta. E' una tenaglia che si tende per spezzare l'egemonia di Merckx. Purtroppo non riuscirà a funzionare come si sperava.

Allori in Spagna con Zandegù - Felice prima di aggiudicarsi la corsa rosa aveva vinto il Giro di Romandia - Merckx, messo fuori al Giro, si afferma nel suo primo Tour de France
La stagione comincia, non tanto bene, col ciclocross (Longo perde il suo titolo mondiale) e in pista a Milano con la Seigiorni. Vi partecipa la coppia della Salvarani composta da Zandegù e Altig. Una caduta del tedesco non ha gravi conseguenze. Il piazzamento finale non ha storia (vincono gli specialisti Kemper-Oldenburg). Luciano Pezzi ha quattordici corridori per le corse su strada. La squadra è cosi formata: Gimondi, Altig, Zandegù, Poggiali, Dalla Bona, Balmamion, Panizza, Guerra, De Pra, Peffgen, Carletto, Bodrero, Chemello, Ferretti. Al Giro della Sardegna la Salvarani vi partecipa con Zandegù, Balmamion, Bodrero, Poggiali, Dalla Bona, Guerra. Una sola vittoria di tappa con Zandegù (a Sassari) e un piazzamento con Guerra (terzo a Ol-bia). La vittoria finale è dell'outsider Michelotto. Alla Tirreno-Adriatico vanno Altig, Peffgen, Carletto, Guerra, Dalla Bona, De Pra: non hanno gloria in una corsa dal risultato finale sorprendente (primo Chiappano). Gimondi e Zandegù guidano la squadra Salvarani alla Parigi-Nizza e il velocista veneto conquista il secondo successo stagionale a Bollene. La Salvarani vince il giorno dopo a Tavel la cronometro a squadre mentre la Giuria non riconosce, nell'ultima giornata di corsa, un successo in volata di Zandegù su Basso. La classifica vede in testa Merckx (secondo Poulidor, terzo Anquetil). Il campione belga si aggiu-dicherà pochi giorni dopo anche la Milano-Sanremo con un fantastico allungo finale nella discesa del Poggio. Zandegù sarà quarto. La Salvarani va anche alla settimana Catalana e raccoglie molte soddisfazioni. Zandegù guida la classifica dalla prima all'ultima giornata ma perde la corsa nella cronometro finale che è vinta da Ocana, primo assoluto. Zandegù ha vinto la prima tappa a Reus (secondo Altig), la seconda a lgualada e la quarta a Gerona. Nella terza tappa è arrivato secondo dietro Reybroeck. La Settimana Catalana può considerarsi conclusa con un successo personale del simpatico velocista veneto. Gimondi con i migliori della squadra prende parte, come al solito, alle classiche franco-belghe di primavera, ma senza ottenere risultati apprezzabili. Nel Giro delle Fiandre si registra un altro strepitoso successo di Merckx scattato sul muro di Grammont. Gimondi è partito da solo all'inseguimento del belga a 3 chilometri dal traguardo e arriva secondo, seppure molto staccato ma precedendo altri due italiani: Basso e Bitossi. Zan-degù è vittima di una grave caduta e torna a casa malconcio. Vi ritorna anche Gimondi in tempo per partecipare e vincere ad Imola, sul circuito automobilistico, una insolita corsa dietro motori: il G.P. Salvarani. Poi ritorna all'estero con la squadra per partecipare alla Parigi-Roubaix. dove arriva solo Godefroot: Gimondi è quarto col tempo di Merckx.
1970   MOTTA E GODEFROOT LE GROSSE NOVITÀ
che non vincevano dal 1953 (ultimo successo di Petrucci). Dancelli arriva solo al traguardo e fra i primi battuti c'è il belga Godefroot, un corridore che nel corso della stagione darà molte soddisfazioni (e vittorie) alla Salvarani. Infatti il biondo velocista ha subito modo di rifarsi conquistando, pochi giorni dopo, la vittoria nel Giro di Reggio Calabria con una volata che mette in fila, alle sue spalle, Sgarbozza e Sercu.La Salvarani attraversa un buon momento. In attesa di vedere cosa sapranno fare Gimondi e Motta vincono gli altri corridori della squadra. A Mirandola, nel trofeo Cougnet, allungo finale di Pietro Guerra, ben lanciato da Gualazzini, fedele scudiero di tutti.Si va all'estero nella tana del grande Merckx. Nella Gand-Weveigem, Gimondi non ha paura e attacca. La sua sfida viene raccolta da Merckx  che vince ancora con un leggero vantaggio: secondo Wekemans, terzo Godefroot, decimo Gimondi. Giro delle Fiandre: Gimondi protegge una fuga di Godefroot, che ritiene probabile vincitore. Non si muove quando in caccia al compagno di colori si pongono Leman e Merckx. La volata è una delusione per i Salvarani: il fortissimo Leman precede il loro corridore.Dal Belgio salto in Spagna dove si dovrebbe trovare il sole e invece ci si trova la neve. Si corre la Settimana Catalana: Gimondi non sta bene e si ritira. Zandegù coglie un terzo posto a Barcellona. La Settimana è vinta da Zilioli.In Belgio è rimasto Godefroot per disputare il Giro nazionale. Merckx si aggiudica per la prima volta anche questa corsa a tappe, a Godefroot resta la soddisfazione di essere stato il rivale numero uno del campionissimo. Ha vinto la semitappa di Heyst ed alla fine sarà secondo in classifica. Il « Mostro » pochi giorni dopo darà una altra dimostrazione della sua spavalda autorità mettendo tutti in ginocchio nella Parigi-Roubaix. Mercoledì 15 aprile, non è un giorno di corsa ma un giorno di lutto. Una disgrazia tremenda si abbatte sulla famiglia Salvarani: a Grottaglie di Brindisi muoiono, in un tragico incidente stradale, Luigi Salvarani e la moglie Brunetta. Rapito in giovanissima età l'anima dell'industria e del gruppo sportivo. Lo choc è tremendo. Luigi Salvarani era, dei sei fratelli, quello che più da vicino seguiva il ciclismo; era battagliero ed intelligente, un dirigente che aveva saputo imporre la sua personalità nell'industria e nello sport. Lascia un vuoto incolmabile e un ricordo imperituro. I corridori della Salvarani in lacrime portano la bara del loro patron. Renzo Salvarani, pochi giorni dopo, annuncia che, in omaggio al fratello scomparso, la Salvarani continuerà l'attività sportiva.Mario Salvarani, il più giovane, si accosta ai suoi ragazzi: è lui adesso a prendere il timone della squadra. La prima grave decisione che deve prendere non è, prettamente, di natura sportiva: Gianni Motta non va, decide di farsi operare alla gamba sinistra che da alcune stagioni lo fa tribolare. Motta sarà perduto per il Giro d'Italia ma potrà essere recuperato per il finale di stagione. Entra in clinica a Padova e viene operato dal prof. Cevese: l'intervento riesce.La Salvarani corre sulle strade di tutta Europa cercando la conquista della Coppa del mondo che già ebbe nel 1967. Va in Olanda, in Germania e infine in Svizzera e i suoi corridori colgono punti preziosi per questa classifica. Crepaldi è terzo a Francoforte (primo Altig), Godefroot vince a Zurigo. In Italia, a Lugo, si disputa il Giro della Romagna e Boifava precede Poggiali.Gimondi ripercorre la strada di sempre, prima del Giro d'Italia. Va in Svizzera per il Giro di Romandia, senza distinguersi. La corsa porta alla ribalta uno svedese già noto in Italia: Gosta Petersson al suo primo grande successo internazionale. La Salvarani chiude con una sola affermazione individuale, quella ottenuta da Zandegù a Losanna, ma con due ottime vittorie di squadra: nel prologo a cronometro e nella classifica per gruppi sportivi.E' tempo di Giro d'Italia. Ci vanno: Balmamion, Cavalcanti, Gimondi, Godefroot, Gualazzini, Houbrechts, Panizza, Poggiali, Schiavon, Zandegù. Partenza da S. Pellegrino: Bitossi è il più in forma ma non pare dare fastidio a Merckx che vince a Saint-Vincent (terzo Zandegù). Il primo successo in questo Giro, per la Salvarani, lo conquista Godefroot a Bassano davanti a Reybroeck e Sercu: l'aristocrazia dello sprint. Cronometro di Treviso: primo Merckx, terzo Gimondi; idem la classifica.  Il Giro va avanti ripartendo da Terracina. Gran momento di Dancelli (tre successi di tappa in quattro giorni) mentre Godefroot cerca invano il bis: è due volte terzo a Loreto e a Casciana Terme.  Gimondi occupa una uguale posizione in classifica. A Jesolo Zandegù rompe l'incanto: conquista, al termine di una tumultuosa volata il primo successo dell'anno. A Bolzano, dove il Giro si conclude, consacrazione di Merckx che lo rivince. Il belga precede in classifica Gimondi di 3'14" mentre la Salvarani è  quarta nella classifica a squadre.Gimondi va al Giro della Svizzera che si disputa subito dopo. E' un buon giro per la Salvarani che lo vince con un simpatico gregario, Roberto Poggiali, finalmente premiato del prezioso lavoro che svolge tutto l'anno nella squadra. Anche gli altri si sono comportati bene: secondo Crepaldi a Meiringen, primo Gimondi a Finhaut davanti a Poggiali,
terzo Zandegù a Berna e poi vittorioso a Samenstorf. Per la Salvarani è questo il primo successo nella corsa a tappe elvetica che ancora mancava nell'albo d'oro ormai fitto di grandi  vittorie del gruppo sportivo parmense.La maglia tricolore si assegna sullo slancio del Giro della Svizzera. Gimondi è ben preparato ma si trova in fuga, nel Giro del Veneto (prova unica) col più veloce Bitossi. Non c'è niente da fare e deve accontentarsi di un ennesimo secondo posto.Al Tour de France la Salvarani va senza Gimondi ma con  Godefroot, Houbrechts, Balmamion, Schiavon, Panizza, Dalla Bona, Marcelli, Guerra, Chemello, Mori.Partenza da Limoges. Godefroot è l'uomo di punta della squadra e subito si getta nella mischia: secondo a Rennes (primo Basso), vince due tappe consecutive (a Lisieux e a Rouen) sollevando di molto il morale della squadra. E' terzo in classifica (leader Zilioli). Si mantiene a galla ed è secondo a Sarrelouis (ancora preceduto da Basso). Vanno avanti i gregari in una squadra dichiaratamente garibaldina. Primo Mori arriva solo a Gap, terzo Godefroot. Ancora il belga con i primi a Mourenx: dopo il solitario Raymond conquisterà un'altra piazza d'onore. Combatte bene anche Mori, euforico per il successo conseguito: secondo a Bordeaux (primo Wolsfhohl). La Salvarani è in lotta per la maglia verde e per la classifica a squadre: si butta su ogni traguardo. Godefroot è indomabile ma a Tours ancora Basso lo piega e il belga deve accontentarsi questa volta del terzo posto; identico piazzamento per Guerra a Versailles ormai alle porte di Parigi. Trionfo finale per Merckx che ripete l'accoppiata (Giro e Tour nello stesso anno) riuscita in passato solamente a Coppi (due volte) e più recentemente ad Anquetil. Il belga ha vinto otto tappe schiacciando i rivali. Per la Salvarani il bilancio finale è ottimo con il successo di Godefroot nella classifica a punti (ma-glia verde) e con quello della squadra, uno dei più prestigiosi.Motta ha ripreso a correre smanioso di riconquistare le posizioni perdute. Vince clamorosamente il Giro dell'Umbria mentre Gimondi sta rodando la forma per il mondiale. Felice è secondo a Montelupo ma deve essere il fotofinish a dire chi fra lui e Polidori ha tagliato per primo il traguardo: la ragione andrà al marchigiano.Giro del Piemonte: primo Zilioli, terzo Balmamion, quarto Guerra. Viene una bomba dall'esterno che annuncia il ritorno di Adorni nella Salvarani col nuovo incarico di direttore sportivo. La notizia diventerà ufficiale solamente alla fine dell'anno. Il commissario tecnico Mario Ricci convoca gli azzurri: nella Nazionale italiana vi sono tre della Salvarani: Gimondi, Motta e Zandegù. Il mondiale si correrà in Inghilterra a Leicester. In Italia si disputano le prove preparatorie e Gimondi ottiene un clamoroso successo — il più grande della stagione — nel trofeo Matteotti a Pescara. Con una azione travolgente che ricorda quelle che lo hanno reso famoso nel mondo, stacca tutti e arriva al traguardo con un vantaggio d'altri tempi: oltre nove minuti sul secondo. Pietro Guerra, che il c.t. Ricci non ha selezionato per il mondiale, si prende la sua brava rivincita arri-vando solo al traguardo della Coppa Bernocchi e conquistando una delle più ambite classiche nazionali.E' il giorno del mondiale. Gimondi attacca a 45 chilometri dal traguardo con Vasseur, viene ripreso e sorpreso da uno scatto che nel finale opera il giovane belga Monseré, che si vestirà dell'iride. Secondo il danese Mortensen, terzo Felice che sale sul podio. Sulla corsa verrà imbastita, dalla stampa belga e danese, una assurda campagna diffamatoria contro Gimondi, accusato di tentata corruzione. Lo stesso Monseré, che aveva per primo fatto queste dichiarazioni, ritratta tutto a Parma in un incontro amichevole con i fratelli Salvarani.Si ritorna a pensare alle gare e la Salvarani si aggiudica la cronostaffetta di Teramo, una delle prove più ambite per i gruppi ciclistici. La squadra formata da Guerra, Gimondi e Motta precede quelle della Ferretti, della Germanvox e della Molteni.Ultime foglie della stagione, quelle d'autunno, è il tempo di Motta che anche quest'anno non si smentisce. Viene Merckx in Italia e Gianni lo controlla spietatamente nella Tre Valli Varesine, giunge con lui al traguardo e poi lo batte in volata. Gimondi, terzo, completa il successo della Salvarani. Motta fa il bis subito dopo nel Giro dell'Appennino. La Bocchetta, resa famosa dalle scalate di Coppi, lo esalta nella sua azione: sarà ancora solo al traguardo. Gimondi si ritrova in fuga con Bitossi nel Giro di Lombardia e ancora una volta è piegato dal più veloce avversario, in un'annata di grazia (sarà il più vittorioso). Motta è stato alle costole di Merckx sino in fondo, arriva con lui e conquista la terza posizione.Il trofeo Baracchi non sembra possa sfuggire alla coppia della Salvarani ma Gimondi e Motta non trovano una buona giornata e non riescono ad esprimere tutto il loro valore: sono quarti (vincono i fratelli Thomas e Gosta Pettersson).L'annata passa agli archivi e già si parla di un rilancio di Gimondi che, nella prossima stagione, sempre con a fianco Motta, sarà pilotato da Vittorio Adorni, ritornato nella Salvarani.
Comincia a vincere Gualazzini in Francia - I secondi posti di Gimondi: al Giro, nel campionato italiano, nel "Lombardia„ - Impennata di Motta nella Tre Valli Varesine
Per stroncare la supremazia di Eddy Merckx la Salvarani presenta al via della stagione i due rivali più « ostici » del campione belga: Gianni Motta e Walter Godefroot. In Italia e in Belgio questi corridori sono stati, l'anno scorso, fra i pochi a dare fastidio al campionissimo. Motta si accoppia così a Gimondi in una squadra particolarmente forte e comprendente, altra novità dell'anno, anche Houbrechts, un belga che sa farsi valere in qualsiasi competizione. Luciano Pezzi può cosl disporre di ben ventun stradisti, una truppa davvero notevole e per questo viene affiancato nel suo lavoro da Arnaldo Pambianco che ha l'incarico di « vice » direttore sportivo.La squadra risulta, dunque, composta da questi atleti: Gimondi, Motta, Zandegù, Godefroot, Houbrechts, Cavalcanti, Mori, Ferretti, Balmamion, Carletto, Chemello, Crepaldi, Dalla Bona, De Pra, Davo, Gualazzini, Guerra, Marcelli, Panizza, Poggiali, Schiavon.C'è sempre Renato Longo che svolge la sua esemplare attività nel ciclocross. Longo conquista la sua decima maglia tricolore a Belgioioso ma nel mondiale di Zolder in Belgio è solamente quinto (vincerà Erik De Vlaeminck, un altro grande specialista).La stagione si preannuncia intensissima. La Salvarani svolge la preparazione collegiale ad Alassio. Dalla Riviera si « sganciano » i seigiornisti che vanno a Milano per il tradizionale appuntamento della pista. La Salvarani è presente con Motta (accoppiato all'olandese Post) e con Zandegù. Le prime notizie non sono molto confortanti: Zandegù è vittima di una brutta caduta e ne esce con una frattura alla spalla destra che lo costringerà a portare il gesso per trenta giorni. La Seigiorni di Milano è vinta da una coppia sconosciuta al grosso pubblico (Kemper-Seeuws) ma indubbiamente forte.Su strada l'inizio è stato promettente ma pagato a duro prezzo. Godefroot ha subito affilato le armi e vinto, per il suo nuovo gruppo sportivo, la prima corsa dell'anno ad Aix-en-Provence. Sulla Costa Azzurra pronto bis con Wladimiro Panizza che si aggiudica il sempre appetitoso G.P. di Monaco. Ma a Laigueglia, nel primo grande scontro ciclistico dell'anno, la Salvarani perde un prezioso quanto valido gregario, Tommaso De Pra, vittima di una grave caduta, ferito alla testa e ricoverato in ospedale. La sua stagione si chiuderà qui.La squadra va in Sardegna guidata da Gimondi (Motta resta a casa). Tutti aspettano il grande Merckx, spunta invece un altro suo acerrimo rivale belga, Patrik Sercu, campione del mondo della velocità su pista, il quale vince questa corsa sorprendendo tutti. Gimondi è terzo mentre il bravo Toni Houbrechts fa quadrare il bilancio della spedizione aggiudicandosi per distacco l'ultima tappa che ha l'arrivo in salita sul monte Ortobene.Trasferimento immediato, pochi giorni dopo, sulla riviera per partecipare alla Genova-Nizza. Gimondi è già ben rodato ed è uno dei protagonisti della corsa: arriva al traguardo con Armani ma è battuto dopo una incerta volata. Motta e Godefroot guidano una squadra Salvarani che va in Francia e disputa una insolita corsa a tappe: il Giro dell'Indre e della Loire. Si corre con arrivo a Tours, un traguardo che si rivelerà amico dell'aitante corridore parmense Ercole Gualazzíni. A 26 anni questo possente stradista e sprinter coglie in tre giorni le migliori soddisfazioni della sua carriera. Vince la prima tappa (secondo Chemello) e la terza (davanti al francese Rosiers) e infine si aggiudica la classifica finale. Nella seconda tappa Motta era stato preceduto da Guimard. La stessa squadra, ma Gualazzini rientra nei ranghi dopo il bel exploit, partecipa alla più famosa Parigi-Nizza. Parte bene la Salvarani con la vittoria di Cipriano Chemello (campione mondiale dei dilettanti nel 1966, col quartetto degli inseguitori) che a Joigny, con una intelligente volata, anticipa le ruote velocissime di Reybroeck e Guimard. La Parigi-Nizza viene vinta da Merckx che si aggiudica anche tre delle nove tappe.Gimondi corre altrove. Lo si trova nella cronoscalata del Mont Faron e si distingue: secondo dopo Thevenet, uno. specialista, ma davanti a Pingeon e Altig. Parallelamente alla corsa a tappe francese si svolge in Italia la Tirreno-Adriatico. Gimondi capeggia la Salvarani. Le soddisfazioni non mancano e vengono soprattutto dai belgi della squadra, i più validi in questo momento. Houbrechts, in splendida forma, si aggiudica la corsa con una serie di risultati regolari: tre volte secondo (anche nella cronometro vinta da Gimondi) precede nella classifica finale Zilioli, Gimondi e Adorni. Un bel successo, non c'è che dire.E' l'anno in cui i corridori italiani spezzano l'incanto della Milano-Sanremo
1971  GLI ESALTANTI DUELLI FRA GIMONDI E MERCKX
partecipare ad alcune delle più importanti corse del calendario internazionale. Nella Parigi-Roubaix vittoria del francese Rosiers dopo vani strappi di Gimondi che aveva visto Merckx in giornata di scarsa vena. In Belgio Felice coglie il primo successo della stagione nella Liegi-Tongrinne, dal finale durissimo. Godefroot, un ex Salvarani, termina staccato di 35". Delusione nella Freccia Vallona (Motta undicesimo) e nella Liegi-Bastogne-Liegi che Merckx vince dopo essere stato raggiunto alle porte della città da Pintens, staccato di oltre quattro minuti. Gimondi, nono, è il primo degli italiani.Il Giro di Romandia ancora una volta viene corso in funzione del Giro d'Italia. La Salvarani parte bene e lo finirà meglio. Gimondi vince il mini-prologo a cronometro; Motta (terzo nella seconda tappa) vince la Friburgo-Sierre e veste la maglia verde del leader della classifica. Bis del biondo della Salvarani nella semitappa il giorno in cui si conclude la corsa e che precede quella a cronometro (primo Gosta Pettersson). La classifica finale vede in testa Motta che fa così I bis del successo conquistato in questo Giro nel 1966.Virginio Levati è il primo dei gregari ad andare a segno. Velocista di notevoli possibilità si trova nella Coppa Bernocchi in fuga con un folto drappello nel quale vi è Gimondi. Levati sta al coperto e poi sorprendentemente a Legnano infila sedici compagni allo sprint. Il primo dei battuti è Sercu, che di queste amarezze in Italia, nel corso della stagione, dovrà patirne molte. Il Giro della Toscana è l'ultima classica italiana prima del Giro d'Italia. Vince Polidori davanti al sempre bravo Toni Houbrechts. Al Giro d'Italia Adorni porta questa squadra: Casalini, Gimondi, Guerra, Mori, Poggiali, Crepaldi, Gualazzini, Houbrechts, Motta e Zandegù. Non c'è Merckx fra gli avversari.Prologo a squadre a Brindisi e successo' della Salvarani. (davanti alla Molteni e alla Scic) che veste così tutti i suoi corridori con la maglia rosa. A Bari primo traguardo: la spunta Basso, terzo Motta. A Potenza scossone al Giro. Paolini  vince la tappa sorprendendo sul traguardo Motta. Gimondi, staccato dai primi, non reagisce alla fuga di alcuni dei suoi più temuti rivali, anche per non compromettere le possibilità di Motta. Arriva al traguardo sfiduciato con quasi nove minuti di ritardo: il suo Giro d'Italia è finito alla seconda tappa.Benevento sorprendente vittoria di Ercole Gualazzini in una volata generale che impegna tutti i grandi sprinters della corsa. Battuti, dall'atletico parmense, Sercu e Basso. Sul Gran Sasso gli assi dormono; lo spagnolo Lopez Carril vince la tappa mentre Houbrechts, colpito da uno spettatore negli ultimi metri mentre si accingeva alla volata, è desolatamente secondo. A Orvieto arriva la notizia ufficiale della penalizzazione di dieci minuti, per doping, di Gianni Motta che scompare così anche lui dai piani alti della classifica. Il bastone del comando ritorna a Gimondi che ha la rabbia in corpo e un orgoglio smisurato. Felice vince, animando una veemente fuga, la tappa di San Vincenzo di Livorno battendo in volata Wagtmans e Panizza.Seguono due terzi posti: a Forte dei Marmi con Zandegù (primo Basso) e nella cronometro di Serniga di Salò con Gimondi (vince Boifava). Bisogna arrivare a Tarvisio, ai piedi delle grandi montagne, per riassaporare il gusto di un vero trionfo. Zandegù, lanciato magistralmente da Gimondi, si aggiudica la tappa. I due occupano i primi posti dell'ordine d'arrivo. Sul Grossglockner, la terribile e tanto temuta montagna austriaca, assi ancora in secca: il risorto Vianelli precede un generoso e bravissimo Primo Mori.Felice Gimondi vince la tappa di Falcade che segna la resa della maglia rosa Michelotto: il Giro si consegna nelle mani di uno svedese, Gosta Pettersson, che sarà il primo nella storia dei ciclismo a vincerlo. Gimondi è ancora terzo a Ponte di Legno ma nella cronometro finale, quella che conduce i corridori a Milano, è settimo. La pioggia battente gli ha annacquato le ultime energie. La Salvarani è seconda nella classifica a squadre.A Castrocaro c'è subito la rivincita fra i grandi cronomen del momento e Gimondi ristabilisce  una più giusta gerarchia dei valori. Felice, fra i suoi tifosi, ritrova l'orgoglio e la pedalata dei giorni migliori lasciando Boifava a 1'44' e il vincitore del Giro, Gosta Pettersson a 1'53. Per Gimondi è questo il quarto successo nella corsa a cronometro romagnola.A Camaiore torna Merckx e vince. Sui traguardo della cittadina versilliese a fianco del belga il solito, irriducibile avversario: Felice Gimondi. Testa a testa nella volata che si risolve con l'esito scontato. A Prato altra volata, questa volta per la maglia tricolore. Sono in nove e il più veloce Bitossi è ancora campione. Secondo Gimondi: viene ripetuto così l'ordine d'arrivo del campionato italiano dell'anno precedente.La Salvarani va al Tour senza Gimondi che resta a casa per prepararsi con scrupolo per il mondiale. La squadra in Francia è composta dai seguenti corridori: Motta, Levati, Guerra, Gualazzini, Crepaldi,
Reybroeck, Vandenberghe, De Pra, Davo, Mori. Partenza da Mulohouse. Non vi sono molte soddisfazioni per la squadra parmense. Qualche piazzamento (Reybroeck terzo a Basilea, Motta quinto a Strasburgo) e una sola vittoria di tappa col veronese Pietro Guerra che si aggiudica il traguardo prestigioso di Roubaix.  Motta, caduto verso Grenoble, deve lasciare il Tour all'undicesima tappa con la frattura del polso destro: terrà il gesso venti giorni e sarà anche escluso, per questa sua forzata inattività dalla Nazionale azzurra per i mondiali. Il Tour è vinto per la terza volta consecutiva (primato uguagliato di Bobet e Anquetil) da Merckx che però è stato questa volta fortunato. Ocana, che lo aveva staccato di quasi nove minuti a Orcières Merlette, cade rovinosamente nella discesa del Col de Mente e deve ritirarsi in maglia gialla. La Salvarani conclude il Tour con solo quattro corridori (Crepaldi, Davo, Mori, Vandenberghe) avendo, però, fatto fino in fondo il suo dovere. In Italia tornano alla ribalta i gregari della squadra, mai come quest'anno vittoriosi. Ottavio Crepaldi si aggiudica la corsa di Montelupo, prova del trofeo Cougnet, staccando dalla sua ruota il compagno Poggiali, che completa il successo della squadra. A Perugia si corre per la maglia azzurra ma i candidati stanno a guardarsi: dal catenaccio esce l'incomodo Houbrechts che gioca tutti e vince di forza e d'astuzia lasciando ad un minuto Sgarbozza e Poggiali. Pietro Guerra va ai campionati italiani dell'inseguimento che si disputano a Varese sulla stessa pista in cui verranno assegnate le maglie iridate. Guerra vince il titolo tricolore battendo nella finale Bosisio. Ai mondiali il bravo corridore veneto sarà eliminato nei quarti.La Salvarani è terza (con Guerra, Gimondi, Houbrechts) nella cronostaffetta di Abruzzo ed è rappresentata con due suoi corridori (Gimondi e Poggiali) nella Nazionale italiana che il c.t. Mario Ricci compone per Mendrisio. Il giorno dell'iride è da tutti lungamente atteso. Gimondi è l'unico a resistere allo scatto che Merckx effettua a 17 chilometri dal traguardo. Il duello fra questi due grandi campioni è esaltante e riporta il ciclismo a ridestare gli entusiasmi dei più epici scontri. Si vivono momenti di appassionante emozione, si spera nel miracolo. Gimondi a due chilometri dall'arrivo cerca disperatamente di staccare dalla sua ruota il temibile compagno, parte lungo in volata cercando di anticipare Merckx ma non c'è nulla da fare: vince il belga. Felice è secondo. Sale sul podio, un gradino più in alto dopo il terzo posto conquistato l'anno prima in Inghilterra. Davvero il 1972 dovrebbe essere l'anno buono, ma non sarà cosi.Gimondi, ritornando in Italia, dimostra la sua vena. Corre il Giro del Piemonte e ci regala l'ormai tradizionale grande vittoria su strada di ogni stagione. Questa volta lascia tutti sul Mottarone e arriva al traguardo con due minuti e mezzo sul compagno di squadra Motta, anch'egli solo. Davvero un'altra giornata indimenticabile.La Salvarani ha in programma ancora due corse a tappe nel finale di stagione. Adorni porta la sua squadra prima al Giro della Catalogna e poi in Canada, novità assoluta. In Spagna la Salvarani coglie due successi di tappa con Primo Mori e Reybroeck (la classifica finale vede in testa Ocana) mentre in Canada, nel Giro della Nuova Francia, è Zandegù a vincere due volte ritrovando il suo miglior sprint — ma il successo finale è di un altro velocista della squadra, Guido Reybroeck piazzatosi due volte secondo e una volta terzo e quindi sempre con i primi. In Italia nel giro del Veneto si corre per lo scudetto a squadre. imondi è quinto ma questo piazzamento non basta alla Salvarani: il titolo va alla Ferretti. Nel Giro dell'Emilia si ripresenta Merckx ma sul traguardo di Bologna assieme al belga c'è un folto drappello: Motta esce bene e conquista la vittoria a braccia alzate precedendo Ritter e Polidori. Si spera in un bis nel Giro di Lombardia ma Merckx ha evidentemente concesso troppo. Parte a 50 chilometri dal traguardo finale di Como e nessuno lo vede più.Gimondi non partecipa, nel finale di stagione, alle cronometro, mentre Motta (con Zandegù) ritorna in Canada per disputare a Montreal una Seigiorni che vincerà in coppia con l'inglese Gowland che ha sostituito Zandegù dopo una caduta. In Italia l'ultima apparizione di Motta in maglia Salvarani è nel trofeo Baracchi che corre a fianco del danese Ritter: deludente risultato e successo di Ocana (in gran forma) - Mortensen.La stagione si chiude con un bilancio tutto sommato lusinghiero. La Salvarani ha ottenuto 39 vittorie, undici con Gimondi, dieci con Motta. Primi al traguardo sono arrivati anche Zandegù (quattro volte), Reybroeck (sette) e i gregari: Levati, Gualazzini, Crepaldi, Mori, Poggiali, Guerra (due volte), Houbrechts: davvero hanno vinto tutti dimostrando l'ecletticismo della squadra. Mentre una stagione si chiude si pensa all'altra, quella del decennale che deve essere degna della ricorrenza.

Adorni sostituisce Pezzi sull'ammiraglia - Primi titoli tricolori in pista - Merckx precede Gimondi a Sanremo - Le numerose vittorie dei gregari - Due successi nelle corse a tappe di Motta (Romandia) e Reybroeck (Canada)
Vittorio Adorni debutta sull'ammiraglia della Sailvarani dando inizio alla sua carriera di direttore sportivo. L'ex campione del mondo è coadiuvato dal riconfermato Pambianco. Il compito di Adorni è soprattutto quello di fare funzionare una coppia nata fra tante polemiche in funzione anti-Merckx: quella formata da Gimondi e Motta. La squadra della Salvarani all'inizio dell'anno si presenta molto forte. Lasciato libero il velocista belga Godefroot (uno dei corridori più vittoriosi nella scorsa stagione) ne è arrivato un altro di uguale valore: Guido Reybroeck e con lui il connazionale Vandenberghe da affiancare al riconfermato Houbrechts.La squadra svolge la preparazione collegiale in due fasi distinte: prima a Terracina e poi a Laigueglia. Comprende questi corridori: Casalini, Crepaldi, Carletto, Davo, De Pra, Gualazzini, Gimondi, Guadrini, Guerra, Levati, Motta, Mori, Poggiali, Zandegù più il terzetto belga: Reybroeck, Vandenberghe e Houbrechts. C'è anche Renato Longo che porta avanti autonomamente la sua attività di ciclocross: vince a Roncobilaccio l'undicesimo titolo italiano ma ormai nel mondiale non può più farcela: è solamente settimo in Olanda nella corsa vinta da Eric De Vlaeminck.Motta e Zandegù cominciano molto presto la stagione partecipando ai campionati italiani su pista coperta che si svolgono a Milano. Motta vince il titolo dell'omnium e intasca una sempre ambita maglia tricolore. Motta disputa anche la Seigiorni di Milano con l'affiatato compagno Post ma non può fare nulla contro Merckx-Stevens: le due coppie si piazzano nell'ordine (avanti i belgi) ai primi posti della classifica finale.Adorni debutta sull'ammiraglia in Francia nelle prime corse sulla Costa Azzurra. Prende subito dimestichezza anche con questa sua nuova attività e segue ovunque la squadra. Porta al Giro di Sardegna questi corridori: Gimondi, Motta, Houbrechts, Reybroeck, Guerra e Casalini. Il Giro sardo va al solito favoritissimo Merckx, Motta è quarto nella classifica finale. II bilancio della corsa per la Salvarani è questo: una vittoria di tappa con Reybroeck, tre terzi posti con Motta, Gimondi e lo stesso Reybroeck. Il belga otterrà un uguale piazzamento anche nella Sassari-Cagliari che si disputa a conclusione della Settimana ciclistica sarda.Più positivo il bilancio nella Tirreno-Adriatico: due successi di tappa, con Motta a Fiuggi e con Reybroeck a Pineto; un terzo posto di Zandegù a Civitanova Marche. La cronaca registra una grave caduta di Dancelli e la vittoria finale di Zilioli.Una notizia, molto triste, va inserita nel contesto ii questa storia. Il 22enne campione del mondo di Leicester, il belga Jean-Pierre Monseré, muore il 15 marzo investito in corsa da un'auto che procedeva in senso contrario alla marcia dei corridori. Monseré era venuto a Parma dai fratelli Salvarani solamente pochi mesi prima. Correva per la Flandria, la cui squadra in segno di lutto si ritira dalla Parigi-Nizza.La Milano-Sanremo ripete il duello più tradizionale degli ultimi anni: Gimondi contro Merckx. Sarà il primo e non certamente il più entusiasmante della stagione. Merckx scatta ancora ai piedi del Poggio in un gruppetto dove sono Gimondi e Motta. I due non si capiscono: Motta ha i crampi, la reazione di Gimondi, perduta la ruota del rivale, è generosa ma vana. Dietro il belga che vince per la quarta volta la « classicissima », Felice ottiene un più che lusinghiero secondo posto; Motta è settimo. Si va al sud per le tradizionali corse primaverili. Il Giro della Campania è vinto a Napoli, con un colpo di mano finale, da Michelotto. Nel gruppetto di testa Gimondi (quinto) e Zandegù (sesto) non possono accontentarsi che di piazzarsi. Reggio Calabria prima prova del campionato taliano a squadre: sfreccia Motta con una irresistibile volata che piega negli ultimi metri un rriducibile Bergamo. Si torna al nord per correre a Mirandola. Altro affollato sprint ma questa folta Zandegù (terzo) e Motta (quarto) non riescono a farsi luce: vince Polidori.Adorni raduna i suoi ragazzi a Monticelli Terme nel Parmense prima di portarli in Francia e in Belgio per
1972   UN ADDIO TRIONFALE: TRICOLORE E MAGLIA IRIDATA
alla sua prima grande affermazione in una corsa a tappe. II trionfo nella gara isolana è completato dal secondo posto in classifica di Houbrechts e dalle tre vittorie di tappa (due Basso e una Houbrechts). Nel frattempo una squadra Salvarani capeggiata da Gimondi e guidata da Pambianco disputa in Spagna il Giro del Levante. C'e anche Ocana ma per Gimondi — “indurito” dalla Seigiorni — la paura viene da una caduta che lo coinvolge alla seconda tappa. Niente di grave. Reybroeck, altro grande veloci-sta della squadra, conquista due tappe consecutive a Valencia: il successo finale va allo spagnolo Perurena.In Italia si ritrovano tutti per la Tirreno-Adriatico. La Salvarani, dopo il grande inizio di stagione, tira il fiato. Solo Guerra occupa nell'ultima frazione a cronometro un posto di rilievo in un ordine d'arrivo (terzo) insolitamente dominato dagli stranieri. La vittoria finale (anche questa una novita) va al belga Roger De Vlaeminck, che pochi giorni prima si era imposto nella Milano-Torino.Ed eccoci alla Milano-Sanremo. Tante speranze ma poi... it solito Merckx: quinta vittoria per l'asso belga e la soddisfazione (o la rabbia) per Basso di essergli subito alle spalle, buon terzo. Si cerca in Belgio una rivincita, ma non si avrà. Leman s'impone nel Giro della Fiandre ma il successo non sembra potere sfuggire a Gimondi nella più dura Gand-Wevelgem, quarta prova della coppa del mondo a squadre. Felice sta per vincere la volata quando it belga Veerbeck scorrettamente lo frena stringendolo alla steccionata e prendendolo per la maglia: Swerts, Iontano da questo impari duello, taglia indisturbato per primo it traguardo e s'aggiudica una corsa che Gimondi aveva gia in tasca. Vane le proteste: la giuria non può che squalificare Veerbeck ma a Gimondi nessuno può dare la vittoria che avrebbe largamente conquistato. Si corre la Parigi-Roubaix con questo “magone” e la squadra naufraga in una giornata apocalittica: Roger De Vlaeminck, grande protagonista di Primavera, stacca tutti ed è solo al traguardo. In maggio c'e il tradizionale Giro di Romagna: il tricolore dell'inseguimento Guerra con un allungo fa secco il gruppo; quattro giorni dopo la Coppa Bernocchi a Legnano: questa volta lo sprint di Basso non perdona (battuti Sercu e Francioni). Parte il Giro di Romandia con una squadra capeggiata da Gimondi mentre gli altri (Basso, Zilioli, ecc.) completano a Parma la preparazione per il Giro d'Italia. Dalla Svizzera si torna senza vittorie ma, si spera, con un buon rodaggio. Ma prima del Giro c'e un ultimo appello a Mirandola, corsa votata agli sprinter e Guido Reybroeck non si fa sfuggire I'occasione per imporsi col suo veloce guizzo. Al Giro d'Ita-Ile vanno: Basso, Casalini, Campagnari, Gimondi, Guerra, Houbrechts, Poggiali, Santambrogio, Tosello, Zilioli. Si parte bene: Basso a Ravenna conquista con la vittoria di tappa la maglia rosa. Ma poi la strada si drizza sotto le ruote della Salvarani e le soddisfazioni tardano a venire. Escono gli spagnoli, Merckx Ii controbatte ma Gimondi ancora non emerge. Un suo sprint Reggio Calabria è anticipato da Benfatto. Basso dopo il promettente inizio continua a perdere le volate mentre Gimondi non può che occupare II torzo posto nella cronometro di Forte dei Marml risoltasi con un duello, sul filo dei decimi, fra i belgi Merckx e Swerts, compagni di squadra. Una coda polemica sul Jafferau, Ia salita di Bardonecchia: la giuria manda a casa per spinte Zilioli, Motta e Bitossi ma il Giro è ormai deciso perche Merckx sulle Alpi e sulle Dolomiti stronca Fuente, suo ultimo rivale. A Milano terzo successo del belga mentre Gimondi è solo ottavo. Che non sia in forma lo si potra constatare pochi giorni dopo nella cronometro di Castrocaro, un suo « feudo »: Gimondi è battuto da Swerts (solamente a fine stagione a Lugano si prenderà la rivincita sul belga). II campionato italiano che si disputa in prova unica (Giro dell'Appennino) è un traguardo ambito da molti. La Salvarani gioca molte carte e per riordinarle raduna i suoi a Borgotaro. Poi partenza e... esplosione di Gimondi che quattro anni dopo riveste la maglia tricolore. II giorno dopo, improvvisamente ma la notizia era gia nell'aria da tempo la Salvarani comunica il suo ritiro dalle corse.
Lo ha annunciato, in un comunicato ufficiale, il presidente della societa, cav. del lavoro Renzo Salvarani. Eccone il testo: “II gruppo sportivo Salvarani verra sciolto alla fine del corrente 1972. La declsione è stata presa non senza rincrescimento dal consiglio di amministrazione. La recente trasformazione in societa per azioni, le dimensioni e Ia diversificazione in atto della produzlone, l'espansione sui mercati esteri, sono fatti che richiedono una impostazione nuova della struttura aziendale, diversi orientamenti a tutti I livelli operativi. Rimane comunque la soddisfazione di avere tenuto per dieci anni il gruppo sportivo ad un alto livello grazie anche ad un'entusiastica collaborazione dei dirigenti, tecnici e corridori, del mondo del ciclismo professionistico italiano e mondiale, degli organizzatori sportivi e della stampa. Dopo tante soddisfazioni sportive e morali la Salvarani Spa non intende allontanarsi completamente dal ciclismo. Ci siamo assunti l'impegno di sostenere questo sport contribuendo all'attivita di alcune societa ciclistiche dilettantistiche particolarmente meritevoli da cui ci auguriamo possano usclre i campioni del domani. La scelta verra fatta tenendo in particolare considerazione le segnalazioni che ci perverranno dagli organi federali preposti alle discipline dilettantistiche “. Ma le ruote continuano a girare. La Salvarani prende parte al Tour de France con una squadra comprendente Gimondi e Basso. II velocista tarda a farsi luce nelle prime volate ma spunta sorprendentemente Ercole Gualazzini che fa suo uno sprint prestigioso a Saint-Jean-de-Monts. II Tour arriva ai Pirenei e fa già una vittima: Ocana. Davanti a tutti come al solito Merckx seguito da Poulidor e Guimard. Gimondi è quarto ma dopo il secondo posto di Briancon diventa terzo per il ritiro di Guimard, ormai sofferente e pro-strato dalla fatica. II Tour è vinto da Merckx per Ia quarta volta ma Gimondi, secondo nella cronometro conclusiva, conquista alle spalle del belga un prestigioso piazzamento.Si torna in Italia e si parla dei mondiali. La Tre Valli Varesine è un test per la squadra azzurra: Santambrogio stacca tutti ma viene ignorato dal c.t. Ricci che non lo include nella Nazionale per Gap di cui, invece, fanno parte Gimondi e Basso. A Gap giornata trionfale per il ciclismo italiano e per la Salvarani. Marino Basso, con uno sprint al fulmicotone, acciuffa e batte negli ultimi metri Bitossi e si laurea campione del mondo. Era l'ultimo alloro che mancava alla Salvarani, gia vittoriosa con i suoi atleti in ogni altra competizione. In Italia sull'onda dell'entusiasmo per la conquista del titolo iridato si torna a correre con scarso impegno: Basso è « scaricato », Gimondi si prepara per il finale di stagione. I nostri ritrovano Merckx nel Giro del Piemonte (9 settembre) e prendono un'altra « paga », ma alle spalle del  mostro » c'e sempre lui: Felice Gimondi, ancora secondo. Gimondi cerca gloria in Spagna e l'otterrà. Va al Giro di Catalogna con Zilioli, Mori, Reybroeck, Casalini, Tosello, Campagnari e Houbrechts. Per Felice il successo nella cronometro è decisivo: la vittoria finale sarà sua. Altra corsa a tappe ed altra vittoria della Salvarani: questa volta nel lontano Canada dove Reybroeck bissa il successo ottenuto I'anno prima. Merckx è puntuale agli appuntamenti d'ottobre. Vince per la prima volta it Giro dell'Emilia (terzo Gimondi), vince quattro giorni dopo il Giro di Lombardia (Gimondi ancora terzo), infine si aggiudica il trofeo Baracchi in coppia con Swerts davanti al solito Gimondi (in coppia con Boifava). Gimondi conclude degnamente Ia stagione imponendosi a Lugano nella corsa a cronometro (gia vinta nel 1967), prendendosi la rivincita su Swerts e battendo... Merckx alla distanza: il tempo di Felice migliora, infatti, la media record della corsa. Merckx risponderà da... lontano col record dell'ora che chiuderà anche per lui un'annata favolosa (Giro, Tour e quattro classiche). La Salvarani tira le somme di una stagione prestigiosa, degna chiusura di un decennio di vittorie. Abbandona Ia scena lasciando in eredità un campione del mondo e un campione d'Italia.

Basso vince in Sardegna la sua prima corsa a tappe - Felice conquista nel Giro dell'Appennino il titolo Italiano -A Gap it velocista Basso, in un drammatico sprint, diventa campione del mondo - Chiusura con i successi in Spagna (Gimondi) e in Canada (Reybroeck)
E' un anno molto importante per il gruppo sportivo. Adorni, d'accordo con i fratelli Salvarani, ha perfezionato Ia squadra. Motta se ne è andato non avendo raggiunto con Gimondi l'affiatamento che si desiderava. E' stato sostituito, nei quadri del gruppo sportivo, da Italo Zilioli che era già stato nella Salvarani nel 1967. La squadra ha lasciato libero anche Zandegù ma ripresenta questa stagione una formidabile coppia di velocisti, quella formata da Reybroeck e da Basso.La preparazione a stata condotta con meticolosità. Tutti i corridori sono stati sottoposti nel novembre del 1971 a Roma a esami medici completi presso l'Istituto di medicina sportiva; poi, dal 5 al 20 dicembre, sono stati portati ad Asiago per un periodo di “ossigenazione”.  Infine la preparazione collegiale vera e propria è cominciata il 24 gennaio a Laigueglia.Adorni ha con sè nuovi e vecchi per un totale di sedici corridori. Del gruppo non fa piu parte it ciclocrossista Longo che, dopo avere vestito per otto stagioni la maglia della Salvarani ottenendo una formidabile serie di vittorie e di titoli, ha praticamente abbandonato l'attivita. Atteso il debutto di Alessio Gimondi, fratello di Felice che già doveva essere professionista nella scorsa stagione.I corridori della Salvarani edizione 1972 sono: Felice ed Alessio Gimondi, Zilioli, Casalini, Campagnari, Guerra, Castelletti, Guadrini, Tosello, Santambrogio, Reybroeck, Houbrechts, Poggiali, Gualazzini, Primo Mori, Basso.La stagione comincia molto bene. A Milano in occasione dei campionati italiani “indoor” sono conquistati due titoli: Pietro Guerra nell'inseguimento e Marino Basso nell'omnium. Pochi giorni dopo, il 12 febbraio, a Milano viene celebrato il decennale. Una giornata di gran festa che ha radunato attorno ai cinque fratelli Salvarani e a papà Gino i corridori, i tecnici e il personale di tante e tante stagioni sportive. II vasto mondo del ciclismo si è dato convegno: dal presidente della Federazione al commissario tecnico, a campioni leggendari di un passato remoto e recente. Renzo Salvarani prende Ia parola in un'aula gremita di ospiti. Parla dell'espansione della sua industria e del meriti che in questa espansione ha avuto il ciclismo. Ricorda episodi belli e tristi di tante battaglie sportive sofferte da vicino o da lontano ma sempre con i suoi corridori, ben presto affermatasi nel mondo dello sport. Oratore ufficiale della giornata è Sergio Zavoli. Il brillante “conduttore” del Processo alla tappa televisivo che rievoca con nostalgia fatti più o meno noti vissuti con i corridori e con i fratelli Salvarani.  Premiati tutti con un ricordo che è una testimonianza destinata a durare nel tempo. Ma la stagione batte alle porte. E dopo la bella giornata ecco riprendere l'attivita all'aria aperta e sulla Riviera, dove i corridori sono prontamente ritornati, continua la brillante serie dei « Salvarani ». Ercole Gualazzini vince un circuito ad Alassio e Roberto Poggiali stacca tutti nel G.P. di Cannes. Gimondi resta a Milano e disputa col tedesco Renz la Seigiorni: la vincera per la prima volta aggiungendo un trofeo al già suo formidabile carnet.Si va in Sardegna con tante speranze. Adorni sull'ammiraglia pilota da maestro Basso

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